{"id":33522,"date":"2023-02-06T10:19:37","date_gmt":"2023-02-06T09:19:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.makingscience.com\/?p=33522"},"modified":"2023-02-06T10:19:37","modified_gmt":"2023-02-06T09:19:37","slug":"come-ridurre-il-carico-cognitivo-del-tuo-sito-web","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.makingscience.com\/it\/blog\/come-ridurre-il-carico-cognitivo-del-tuo-sito-web\/","title":{"rendered":"Come ridurre il carico cognitivo del tuo sito web"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ogni volta che visitiamo un sito web, nel nostro cervello si avvia un processo di apprendimento. Che si tratti della navigazione, del design o di qualsiasi elemento del sito, il cervello deve imparare a usarlo senza dimenticare il motivo per cui lo abbiamo visitato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Lo sforzo mentale richiesto in questo periodo \u00e8 chiamato carico cognitivo. Ma c&#8217;\u00e8 dell&#8217;altro: la memoria di lavoro in cui queste informazioni vengono elaborate e immagazzinate \u00e8 limitata. Il cervello inizia a rallentare o addirittura ad abbandonare il compito quando riceve pi\u00f9 informazioni di quante ne possa gestire. Sebbene il carico cognitivo non sia del tutto evitabile, i progettisti devono sforzarsi di gestire e adattarsi a questi limiti.<\/span><\/p>\n<h3><span style=\"font-weight: 400;\">Quali sono le cause del carico cognitivo?\u00a0<\/span><\/h3>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per sapere come ridurre il carico cognitivo, dobbiamo prima capire quali sono le sue cause. In generale, le cause del carico cognitivo possono essere ricondotte a tre fattori principali:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">Troppe scelte<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">Troppo pensiero richiesto<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">Mancanza di chiarezza<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ognuno di questi fattori richiede uno sforzo proprio e consuma risorse mentali che non aiutano realmente gli utenti a comprendere i contenuti.<\/span><\/p>\n<p><b>Legge di Miller<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La Legge di Miller afferma che un essere umano pu\u00f2 conservare solo da 5 a 9 nozioni alla volta. Da questo principio sono nati molti malintesi, come ad esempio la limitazione categorica di un menu di interfaccia a 7 voci. Nella realt\u00e0 \u00e8 possibile che siano presenti anche pi\u00f9 di 7 elementi, ma comunque bisognerebbe utilizzare alcune tecniche, che spiegheremo qui sotto, per aiutare l\u2019utente a ridurre il carico cognitivo. In generale, la Legge di Miller viene spesso interpretata come un&#8217;argomentazione che il numero di elementi che un essere umano medio pu\u00f2 conservare nella memoria a breve termine \u00e8 di 7 \u00b1 2.<\/span><\/p>\n<p><b>Legge di Hick<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La legge di Hick (nota anche come legge di Hick-Hyman) \u00e8 un principio psicologico che esamina la relazione tra il numero di scelte e il tempo necessario per prendere una decisione. In poche parole, pi\u00f9 opzioni ci sono, pi\u00f9 tempo ci vuole per prendere una decisione. Pertanto, come progettisti, dobbiamo integrare i dati e visualizzarli in modo che non siano eccessivi per l&#8217;utente, puntando alla chiarezza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Queste due leggi possono essere riassunte in tre consigli che aiutano a ridurre il carico cognitivo.<\/span><\/p>\n<h4><span style=\"font-weight: 400;\">Raggruppare<\/span><\/h4>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per rendere le informazioni pi\u00f9 facili da elaborare e memorizzare, possiamo suddividerle in un numero ridotto di unit\u00e0 o componenti. La frammentazione ci permette di compensare la nostra limitata capacit\u00e0 di elaborare e immagazzinare le informazioni nella memoria a breve termine. Un esempio di come si frammentano le informazioni potrebbe essere la visualizzazione di un numero di telefono.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La scomposizione di grandi quantit\u00e0 di dati in parti pi\u00f9 piccole serve affinch\u00e9 l&#8217;utente possa comprenderli e farsi un&#8217;idea di ci\u00f2 che sta accadendo. Per\u00f2 attenzione, la prospettiva dell&#8217;utente su ci\u00f2 che \u00e8 importante e vale la pena ricordare pu\u00f2 dipendere dal modo in cui le informazioni vengono raggruppate.<\/span><\/p>\n<h4><span style=\"font-weight: 400;\">Categorizzare<\/span><\/h4>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L&#8217;organizzazione delle informazioni in gruppi logici \u00e8 un altro metodo per ridurre il carico cognitivo. Raggruppare gli elementi in varie categorie pu\u00f2 aiutare gli utenti a concentrarsi meglio. Questo aiuta a evitare il sovraccarico cognitivo, riducendo la quantit\u00e0 di materiale a cui l&#8217;utente \u00e8 esposto. In questo modo, l&#8217;utente pu\u00f2 concentrarsi sul gruppo che gli interessa e ignorare il resto degli elementi.<\/span><\/p>\n<h4><span style=\"font-weight: 400;\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-33545 size-large\" src=\"https:\/\/www.makingscience.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Netflix-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" \/><\/span><\/h4>\n<h4><span style=\"font-weight: 400;\">Limitare il numero di opzioni<\/span><\/h4>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Come abbiamo gi\u00e0 visto nella legge di Hick, la difficolt\u00e0 dell&#8217;utente nel prendere decisioni \u00e8 direttamente proporzionale al numero di opzioni che si trova di fronte. Il modo pi\u00f9 semplice per risolvere questo problema \u00e8 ridurre il numero di opzioni quando possibile: una decisione tra 3 o 4 elementi avr\u00e0 sempre un tasso di conversione migliore di una con 6 o 7 elementi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nei casi in cui ci\u00f2 non sia possibile, possiamo adottare il consiglio di cui sopra e raggruppare o categorizzare. Ad esempio, se un modulo ha troppi campi, per evitare l&#8217;abbandono possiamo dividerlo in fasi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Seguendo i principi sopra descritti, \u00e8 possibile ridurre notevolmente il carico cognitivo dell&#8217;utente e fare in modo che la sua attenzione non venga sprecata da elementi non utili. \u00c8 sempre importante ricordare che l&#8217;utente ha un obiettivo, che sia l&#8217;acquisto di un prodotto, la comprensione di qualcosa o semplicemente la conoscenza dei contenuti del sito.<\/span><\/p>\n<blockquote><p><span style=\"font-weight: 400;\">Vuoi ridurre il carico cognitivo del tuo sito web e creare una user experience ottimale per i tuoi utenti? Scrivici per una consulenza gratuita!<\/span><\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni volta che visitiamo un sito web, nel nostro cervello si avvia un processo di apprendimento. Che si tratti della navigazione, del design o di qualsiasi elemento del sito, il cervello deve imparare a usarlo senza dimenticare il motivo per cui lo abbiamo visitato. Lo sforzo mentale richiesto in questo periodo \u00e8 chiamato carico cognitivo. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":33552,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[385],"tags":[258],"class_list":["post-33522","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ux-ui","tag-ux-it"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.makingscience.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33522","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.makingscience.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.makingscience.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.makingscience.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.makingscience.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=33522"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.makingscience.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33522\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.makingscience.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/33552"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.makingscience.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=33522"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.makingscience.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=33522"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.makingscience.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=33522"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}