Strategia di posizionamento SEO e Social: l’integrazione essenziale nell’era dell’AI

In molte agenzie di marketing  il reparto SEO e quello Social Media sono gestiti come due team separati. Due mondi paralleli con riunioni diverse, obiettivi diversi e strategie che, nel migliore dei casi, si sfiorano appena. 

Siamo onesti: anche qui in Making Science, il team own media (che cura l’ottimizzazione per i motori di ricerca) e il team social lavorano come due dipartimenti distinti. E ha senso che sia così, perché richiedono competenze tecniche e modalità operative profondamente diversi.

Tuttavia, c’è un “ma” fondamentale. 

Fino a poco tempo fa, Google e i Social parlavano lingue diverse. L’Intelligenza Artificiale ha cambiato le regole del gioco, sfumando sempre di più il confine tra i due canali. Proprio per questo motivo, oggi l’unica strada percorribile è far dialogare questi due mondi, lavorando in stretta sinergia.

In questo articolo vedremo esattamente cosa sta succedendo nel panorama digitale, perché è diventato così importante unire le forze e, soprattutto, come integrare a livello operativo SEO e Social Media per ottenere risultati concreti.

La SEO sui social e i social sulla SEO: il nuovo scenario di ricerca 

Per capire perché i team SEO e Social devono lavorare insieme, dobbiamo prima guardare in faccia la realtà: il concetto stesso di “ricerca online” è cambiato radicalmente. Oggi l’utente non cerca più informazioni solo su Google e, viceversa, Google non mostra più solo siti web tradizionali.

Siamo di fronte a un vero e proprio incrocio di flussi e abitudini, che possiamo riassumere in due macro-trend fondamentali.

Social SEO: i social network usati come motori di ricerca

Oggi gli utenti (e non parliamo solo della Gen Z) non aprono più le app social esclusivamente per l’intrattenimento passivo. Piattaforme come TikTok, Instagram, YouTube o Pinterest vengono utilizzate attivamente per cercare informazioni e risposte: dal tutorial su come utilizzare un software, all’ispirazione per la gita per il weekend, fino alla videoricetta per la cena. 

Di conseguenza, l’algoritmo non premia più i contenuti solo in base alle persone che segui o alla viralità casuale, ma analizza ogni dettaglio del contenuto (dalle caption agli hashtag, fino alle parole pronunciate nell’audio) per restituire il risultato perfetto a chi interroga la barra di ricerca dell’app. Questo significa che i principi base della SEO devono essere applicati direttamente nella creazione dei contenuti social aziendali.

💡 Per approfondire: vuoi capire come applicare questa logica alla piattaforma più in crescita del momento? Leggi la nostra guida su TikTok e SEO: come creare la strategia ottimale per la tua azienda.

SEO Social: i contenuti social che conquistano le SERP

Guardiamo ora l’altra faccia della medaglia: Google stesso ha fame di contenuti social. Per rispondere al bisogno degli utenti di trovare opinioni autentiche e basate sull’esperienza reale, le SERP (le pagine dei risultati di ricerca) si sono trasformate.

Oggi, cercando il nome di un brand o informazioni su un prodotto, non trovi solo articoli di blog o schede e-commerce. La prima pagina di Google pullula di video brevi di YouTube, discussioni su Reddit o Quora, Reel e post autorevoli su LinkedIn. Inoltre, con l’avvento delle panoramiche generate da AI Overview, i motori di ricerca pescano informazioni direttamente da questi ecosistemi social per formulare le loro risposte.

Perché è importante avere una strategia SEO e Social integrata

Oltre a rispondere al nuovo scenario di ricerca, unire le forze tra i team SEO e Social porta a dei vantaggi pratici e misurabili per il business. Non si tratta solo di allineare i calendari editoriali, ma di attivare una vera e propria macchina di acquisizione più efficiente.

Ecco i 5 vantaggi principali di questa integrazione:

  1. Accelerare l’indicizzazione dei nuovi contenuti
    La SEO, per sua natura, richiede tempo. Quando pubblichi una nuova pagina sul sito, i motori di ricerca devono scansionarla e valutarla. I social media agiscono come un “boost” iniziale: condividere un nuovo URL genera traffico immediato. Anche se i link social sono tecnicamente no-follow (non passano autorità diretta), l’algoritmo di Google registra questo rapido afflusso di utenti qualificati, velocizzando di fatto la scoperta e l’indicizzazione della pagina.
  2. Dominare la SERP e proteggere il brand
    Cosa succede quando un potenziale cliente cerca esattamente il nome della tua azienda su Google? Se la tua strategia è integrata, i risultati non si limiteranno a mostrare solo la home page del tuo sito. I tuoi profili LinkedIn ben ottimizzati, i caroselli di Instagram, il canale YouTube o i video di TikTok appariranno direttamente in prima pagina. Occupare fisicamente il maggior numero di risultati possibili porta un duplice vantaggio: rafforza enormemente l’autorevolezza del brand agli occhi dell’utente e spinge fisicamente verso il basso i competitor, permettendoti di controllare totalmente la tua narrazione digitale.
  3. Scoprire nuove keyword e trend in anticipo
    I social media sono il più grande focus group in tempo reale a disposizione di un’azienda. Analizzando i commenti, gli hashtag, i trend di TikTok o le discussioni nei gruppi LinkedIn, il team SEO può intercettare il linguaggio esatto e le domande specifiche del target. Questo permette di creare contenuti sul sito web che rispondono a bisogni emergenti prima ancora che i volumi di ricerca su Google esplodano.
  4. Favorire la Link Building naturale
    Ottenere backlink (link da altri siti verso il tuo) è uno dei pilastri della SEO. Ma come fanno gli altri siti a scoprire i tuoi contenuti per poterteli linkare? La risposta sono i social. Una forte strategia di distribuzione social mette le tue guide, le tue infografiche o i tuoi dati proprietari davanti agli occhi di giornalisti, blogger e influencer di settore, aumentando drasticamente le probabilità di ricevere menzioni e backlink autorevoli del tutto spontanei.
  5. Aumentare la “Citability” nelle AI Overviews
    Con l’introduzione delle risposte generate dall’Intelligenza Artificiale nelle SERP (come le AI Overviews di Google), il motore di ricerca non si limita a elencare link, ma sintetizza informazioni da più fonti per creare una risposta unica. L’AI cerca fonti autorevoli e coerenti. Se l’algoritmo nota un allineamento perfetto tra le informazioni presenti sul tuo sito web e i contenuti condivisi sui tuoi profili aziendali, il tuo brand rafforza la sua autorevolezza come “Entità” digitale. Questa coerenza cross-canale consolida i segnali di fiducia (E-E-A-T) e massimizza le probabilità che l’AI scelga proprio il tuo brand da citare come fonte primaria nelle sue risposte.

Come far dialogare SEO e Social Media: 3 consigli pratici 

Far dialogare la SEO e i Social Media significa trasformare due strategie eccellenti in un unico motore di crescita, creando uno scambio continuo di informazioni tra i reparti.

Ecco 4 azioni pratiche per iniziare:

  1. Dal Social Listening alla Keyword Strategy
    I social media sono un sismografo in tempo reale degli interessi del tuo pubblico. Il team Social deve condividere periodicamente con il team SEO le domande più frequenti che riceve nei commenti, nei DM o i topic che stanno diventando virali nelle community di settore. Queste informazioni sono oro puro per la SEO: permettono di intercettare le “query a coda lunga” e creare articoli di blog o pagine FAQ prima ancora che i tool SEO tradizionali registrino un aumento dei volumi di ricerca.
  2. Repurposing intelligente dei contenuti
    Creare un contenuto di valore costa tempo e risorse: sfruttalo al massimo. Un articolo “pillar” può essere riutilizzato dal team Social può frammentarlo per creare un carosello su LinkedIn, una serie di Reel su Instagram o un’infografica su Pinterest, rimandando sempre al sito per l’approfondimento. Viceversa, se un breve video su TikTok ottiene un successo inaspettato, il team SEO può prendere quello stesso argomento ed espanderlo in una guida completa per intercettare il traffico su Google.
  3. Ottimizzazione SEO dei presidi Social
    Come abbiamo visto, i social sono diventati dei motori di ricerca a tutti gli effetti. Il team SEO può supportare il team Social fornendo una lista di keyword strategiche da inserire in modo naturale dove conta davvero, come per esempio:
  • Nelle bio dei profili aziendali;
  • Nelle caption (didascalie) dei post e nei primi hashtag;
  • Nei testi in sovrimpressione (text-on-screen) dei video brevi;

Questo garantisce che i contenuti social vengano compresi correttamente dagli algoritmi e trovati dagli utenti che effettuano ricerche interne all’app.

L’approccio di Making Science

In un panorama digitale sempre più dominato dall’Intelligenza Artificiale e da percorsi di acquisto non lineari, gestire SEO e Social Media a compartimenti stagni significa lasciare sul tavolo enormi fette di mercato.

La vera sfida non è primeggiare su un singolo canale, ma costruire un ecosistema digitale interconnesso dove ogni touchpoint rafforza l’altro. È esattamente la filosofia con cui lavoriamo in Making Science: i nostri team uniscono le forze, unendo dati, creatività e competenze tecniche per creare strategie full-funnel capaci di moltiplicare la visibilità e le conversioni.

Vuoi scoprire come possiamo far dialogare i tuoi canali e accelerare la crescita del tuo business? 

Social & B2B: la fiducia che traina la crescita

Food, Fashion, Lifestyle. Nell’immaginario comune è imprescindibile per una realtà B2C essere presenti sui social e avere una vasta fanbase consolidata: ma per quanto riguarda il B2B? 

Spesso siamo portati a pensare che per una realtà che non vende direttamente al consumatore finale non ci sia spazio nel mondo digital per presentare il proprio prodotto e i propri valori. Al contrario, sono sempre di più le aziende che si approcciano ai social con un piano ben definito e orientato ai risultati, trovando il proprio spazio in nicchie di mercato profilate e ricettive rispetto ai propri obiettivi di business.

Con il 94% dei marketer B2B che conferma come costruire fiducia e una solida brand reputation siano la chiave per il successo del proprio business, ecco alcuni punti fondamentali da tenere a mente per costruire una strategia di Social Branding efficace.


Approccio strategico ai social: importante per B2B, anzi fondamentale


Molto spesso, quando pensiamo ai social, tendiamo a identificarli come un luogo di svago, dove fruire di contenuti e interagire con persone che hanno i nostri stessi interessi.

Questo bias cognitivo interferisce con il modo in cui valutiamo l’effort operativo che si cela dietro la redazione di un piano editoriale. È proprio qui che le aziende commettono il primo errore: approcciare questo mondo con lo stesso sguardo dell’utente finale.

Nel contesto B2B, dove LinkedIn domina la scena con un 229% di ROI proveniente da attività di social organico, non si tratta più di parlare di sé, ma di comunicare i propri valori. Non esiste un settore che non abbia una sua nicchia di posizionamento online: semplicemente, se non l’hai ancora trovata, non hai strutturato una strategia che ti permetta di intercettare la tua target audience in modo efficace.

Porsi “dall’altra parte dello schermo” e interrogarsi sui bisogni e le abitudini delle proprie buyer personas — insieme a una fase di analisi approfondita e coerente con gli obiettivi aziendali — è il primo step fondamentale per dare il via a un percorso comunicativo che permetta di avvicinarsi ai possibili prospect ed essere presenti al momento giusto, sulla piattaforma giusta, con il contenuto giusto.

 

La legge della riprova sociale: perché il “cosa” non basta senza il “perché”

 

Un secondo errore che le aziende B2B commettono è pensare di non avere valori da comunicare o che il proprio prodotto non sia “adatto” ai social media.

Ci dimentichiamo però del motivo per cui le persone utilizzano i social: non solo per acquistare (nonostante l’ascesa del social shopping, come dimostrato da TikTok Shop), ma per sentirsi parte di una community o di un gruppo con interessi affini.

Focalizzarsi solo sul prodotto senza lavorare sulla riprova sociale e sulla brand awareness, trascurando la fiducia della propria audience, può portare alla perdita di fette di mercato importanti. Soprattutto nel B2B, dove il fattore decisionale si misura su aspetti complessi come Customer Care e Service, strutturare una strategia che comunichi i plus aziendali a 360° si rivela decisivo nel processo di conversione da utente a cliente.

 

Dare voce all’azienda: l’Employee Advocacy come moltiplicatore di fiducia


Manca un tassello importante per la costruzione della fiducia: il dipendente. Non solo come figura lavorativa, ma come portavoce e Ambassador del brand.

Se il 94% dei marketer punta sulla trust, l’Employee Advocacy ne è il braccio operativo più potente. Non sono più solo le pagine ufficiali a parlare, ma le persone: i contenuti condivisi dai dipendenti ottengono mediamente un coinvolgimento 8 volte superiore rispetto a quelli dei canali corporate.

Integrare i propri talenti e gli esperti tecnici nella strategia social significa attivare un network di volti umani che validano l’autorevolezza dell’azienda. In un contesto B2B dove il ciclo di vendita è lungo e basato sulla credibilità, il profilo LinkedIn di un consulente o di un manager diventa la prima garanzia di affidabilità per il prospect, trasformando la rete professionale in un generatore costante di lead qualificati.

 

“Il 78% dei marketer B2B utilizza i video nella propria strategia e più del 50% pianifica di aumentare l’investimento su questo format nel prossimo anno (LinkedIn B2B Marketing Benchmark 2025). I dipendenti e il Top Management giocano un ruolo fondamentale nel rafforzare la fiducia nel brand e diffondere i contenuti aziendali in modo autentico.”

 

Se la tua domanda è: “Ma i video chi li fa?”, forse non stai dando abbastanza valore al tuo capitale umano.

 

Il Social organico come tassello nella gestione del rischio


Il solo supporto advertising non è sufficiente a costruire un brand. Ti fideresti mai di un brand che non pubblica da 3 anni? Sicuramente penseresti che l’azienda ha chiuso o che ci sia qualcosa che non va.

Le attività social organiche si mescolano in modo sinergico alla strategia aziendale e ci forniscono dati utili per trovare nuove leve di marketing, forniscono supporto lato SEO ai contenuti del sito e costituiscono i pillar comunicativi di una realtà, proiettandola nel mondo digitale con una brand identity coesa, coerente.

Pubblicazioni, frequenza e continuità comunicativa sono fondamentali per costruire una solida presenza online, ma non dimentichiamoci uno degli aspetti fondamentali quando parliamo di comunicazione: la gestione della crisi.

Oggi dobbiamo prendere atto della centralità della brand reputation, e basta un post su Reddit o un commento per attirare a sé commenti indesiderati che possono minare l’immagine della tua azienda.

Esporsi vuol dire anche accettare il rischio. Avere una strategia per affrontare queste situazioni e trasformare un rischio in un’opportunità è compito di ogni Social Media Manager.

 

Per concludere


Pianificazione strategica, analisi, community management e approccio full funnel: questi sono i pillar che ogni realtà B2B dovrebbe adottare per affrontare il futuro. Non si tratta più semplicemente di definire un piano editoriale, ma di sfruttare ogni strumento per amplificare i propri valori e posizionarsi come un player esperto e autorevole.

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Dalla Visibilità alla Credibilità: il nuovo paradigma dei Social Media verso il 2026

Per oltre un decennio, il digital marketing ha fondato la propria architettura strategica sul principio della visibilità. Metriche come reach, impressions e views ne hanno definito il successo, alimentando un’economia dell’attenzione basata sull’esposizione costante e sulla capacità dei brand di occupare spazio mentale e visivo nel quotidiano delle persone.

Oggi, tuttavia, questo paradigma mostra i suoi limiti. L’ecosistema digitale evolve con una velocità senza precedenti, e con esso cambiano le logiche che regolano la costruzione del valore di marca. I social media stanno riscrivendo le “regole dell’attenzione” e si apre una nuova fase in cui la credibilità sostituisce la visibilità come metrica fondamentale del successo comunicativo.

Un nuovo approccio

 

“Negli ultimi dieci anni, il digital marketing si è fondato sulla visibilità. Nel prossimo decennio si fonderà sulla credibilità.”

Una frase che sintetizza con lucidità la trasformazione in atto: l’era della mera presenza sta lasciando spazio all’era della pertinenza e dell’autenticità, segnando un passaggio cruciale dalla quantità alla qualità dell’attenzione.

Le campagne percepite come autentiche, empatiche e trasparenti superano di gran lunga le performance di quelle esclusivamente performative, registrando un +47% di engagement qualitativo e un +32% di brand recall.

L’attenzione, risorsa sempre più scarsa, frammentata e selettiva, non si conquista più attraverso la sola frequenza o la creatività formale, ma attraverso la credibilità relazionale. Il pubblico, saturo di messaggi e stimoli, orienta la propria attenzione verso brand coerenti, profondi e veri.

La fiducia diventa così la nuova valuta dell’ecosistema digitale.

Il feed social come infrastruttura

 

Nel nuovo scenario dell’attention economy, il feed non è più una vetrina estetica né un semplice esercizio di stile comunicativo. Si configura come il sistema visivo della credibilità del brand: un ambiente identitario, coerente e narrativo in cui ogni scelta strategica – dal ToV alla direzione creativa, dalla frequenza di pubblicazione alla tipologia dei contenuti – concorre alla costruzione di percezioni solide e relazioni durature.

Ogni contenuto pubblicato diventa così un atto di identità, non solo di comunicazione. Esprime, spesso in modo implicito, chi siamo, cosa rappresentiamo e quanto siamo disposti a essere trasparenti nel nostro dialogo con la community.

In questa prospettiva, i social media si trasformano da piattaforme di diffusione a spazi reputazionali: ecosistemi in cui i brand values si manifestano quotidianamente, traducendosi in esperienze visive e narrative coerenti con la propria identità.

La coerenza come fondamento della credibilità

 

In un ambiente digitale sovraffollato, non è la quantità dei contenuti a determinare il valore percepito di un brand, ma la loro coerenza con l’identità e l’essenza di marca. La coerenza visiva, narrativa e valoriale è ciò che rende un brand riconoscibile e affidabile, soprattutto nel lungo periodo. Senza coerenza, anche la migliore creatività rischia di essere interpretata come “rumore”.

Quindi, perché la coerenza è così importante nel 2026?

  • Stabilizza la percezione: in un feed curato, la coerenza crea continuità cognitiva, facilitando il riconoscimento immediato del brand.
  • Rafforza il posizionamento: il brand consolida la propria territory of meaning, rendendo più chiaro chi è e cosa rappresenta rispetto ai competitor.
  • Guida le aspettative dell’audience: le persone sanno cosa aspettarsi e questo riduce attriti, ambiguità e interpretazioni errate.
  • Aumenta la memorabilità: contenuti coerenti generano tracce cognitive più profonde e riconoscibili.
  • Supporta la credibilità: un brand coerente appare più serio, affidabile e professionale.
  • Rafforza il legame con la community: l’utente si sente parte dell’universo del brand.

In pratica: la coerenza non è un vincolo creativo, ma diventa un acceleratore strategico.

Permette a ogni contenuto di essere non solo bello o performante, ma anche funzionale alla costruzione della marca, mantenendo un filo narrativo che collega estetica, messaggi e valori.

Dalla performance alla verità: una nuova metrica di valore

 

Per lungo tempo, i team di marketing hanno misurato il successo prevalentemente attraverso KPI quantitativi, indicatori essenziali, ma non più sufficienti a rappresentare la complessità. Nella transizione verso la credibility economy, il significato stesso di “performance” si amplia, includendo dimensioni qualitative come:

  • la coerenza percepita;
  • la profondità narrativa;
  • la fiducia generata nel tempo.

Questo non significa abbandonare l’aspetto quantitativo che rimane un punto fermo, ma c’è la necessità di ridefinire l’approccio di analisi. La domanda non è più soltanto “quale formato performa meglio?”, ma anche “quale contenuto riflette con maggiore fedeltà il nostro posizionamento e la nostra brand truth?”

La brand truth – sintesi profonda tra identità, visione e coerenza valoriale – diventa così la lente strategica attraverso cui leggere ogni azione comunicativa. 

In sintesi, l’evoluzione segue una traiettoria chiara e progressiva:

Brand Identity → Brand Equity → Brand Truth.

 

Il ruolo strategico della credibilità

 

La capacità di un brand di essere credibile diventa un vantaggio competitivo determinante. La credibilità, infatti, non si costruisce con una singola campagna o con post pubblicati solamente “per esserci” sui diversi canali, ma attraverso un ecosistema coerente fatto di contenuti, esperienze e interazioni che si alimentano a vicenda.

Tre saranno i pilastri su cui fondarla:

  1. Autenticità, come fondamento narrativo e voce identitaria.
  2. Empatia, come leva relazionale capace di generare prossimità e rilevanza.
  3. Trasparenza, come patto di fiducia che consolida la relazione nel tempo.

I brand che sapranno integrare questi principi nel proprio storytelling conquisteranno non soltanto visibilità, ma soprattutto autorevolezza, consolidando la loro posizione in un mercato sempre più selettivo e consapevole.

Conclusione

 

In un ambiente digitale dominato da intelligenze artificiali, automazione dei contenuti e flussi informativi incessanti, la credibilità emerge come l’unico vero ancoraggio per costruire fiducia umana. La comunicazione social del futuro non sarà più una questione di esposizione, ma di verità percepita: la capacità di essere riconosciuti come autentici, coerenti e significativi, anche all’interno di un ecosistema mediato dagli algoritmi.

E in questa nuova prospettiva, la sfida non sarà più ottenere attenzione, ma meritarla, ogni giorno, attraverso ciò che si è davvero e restando coerenti con il proprio brand positioning in ogni espressione di comunicazione.

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BeReal lancia la pubblicità nel Regno Unito e EMEA

Una nuova era per l’autenticità nel digital advertising

Nel panorama dei social media, BeReal si è distinta per il suo approccio volto a promuovere l’autenticità e la spontaneità nelle condivisioni quotidiane. Dopo aver introdotto la pubblicità negli Stati Uniti durante l’estate, la piattaforma ha ora esteso questa offerta agli utenti del Regno Unito e della regione EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa), dando il via a una nuova era di opportunità per i brand. Con un modello che mira a mantenere intatto lo spirito genuino che ha conquistato milioni di utenti, BeReal offre alle aziende una nuova opportunità per connettersi con il pubblico.

I formati pubblicitari su BeReal

Secondo Aymeric Roffé, CEO di BeReal, l’introduzione degli annunci vuole rispettare i valori fondamentali della piattaforma: “Abbiamo sempre messo al primo posto l’autenticità su BeReal, e il nostro modello pubblicitario riflette lo stesso principio. Offriamo alle aziende l’opportunità di connettersi con il nostro pubblico in modo che risulti autentico e coinvolgente, mantenendo fede all’etica che ha reso BeReal un fenomeno.”

Con l’arrivo della pubblicità, i brand potranno utilizzare diversi formati, tra cui annunci nativi in-feed e takeover ad alto impatto. Questi formati pubblicitari sono progettati per replicare i post tipici della piattaforma, utilizzando la doppia fotocamera per offrire uno spunto dietro le quinte o catturare le reazioni genuine dei consumatori rispetto a prodotti e servizi. L’obiettivo di BeReal è integrare la pubblicità in modo che non interrompa l’esperienza utente, ma la integri con contenuti che sembrano parte naturale della narrazione quotidiana.

Nike, Netflix e Pepsi: i primi brand a lanciarsi su BeReal

Tra i primi brand a sfruttare la nuova offerta pubblicitaria su BeReal ci sono Nike, Netflix e Pepsi, che hanno visto nella piattaforma un’occasione per raggiungere il loro pubblico in modo innovativo e personale. Questo segna un passo significativo per BeReal, che sta evolvendo dall’essere un’app di nicchia a un canale di marketing interessante per le aziende che vogliono comunicare direttamente con i loro consumatori.

La possibilità di pubblicare annunci che si integrano naturalmente con i contenuti generati dagli utenti rappresenta un vantaggio competitivo in un mercato sempre più sensibile al sovraccarico di pubblicità invadente.

I numeri di BeReal: un pubblico attivo e coinvolto

Nel gennaio 2024, BeReal ha raggiunto 23 milioni di utenti attivi mensili a livello globale. Sebbene la piattaforma sia particolarmente popolare negli Stati Uniti, anche nel Regno Unito e in Germania sta guadagnando rapidamente terreno. 

Il 70% degli utenti attivi giornalieri di BeReal pubblica contenuti ogni giorno e trascorre mediamente 30 minuti sull’app, un dato che sottolinea l’alto livello di impegno. Questo coinvolgimento quotidiano rappresenta una risorsa preziosa per i brand, che ora possono raggiungere un pubblico particolarmente recettivo e pronto a interagire con i contenuti in modo autentico.

E in Italia?
Anche se BeReal non è tra i social più popolari in Italia, rappresenta un ulteriore canale che le aziende possono considerare nella pianificazione delle attività di marketing, specialmente se volte a raggiungere paesi in cui la piattaforma ha una diffusione ben maggiore. La crescita della piattaforma in Europa potrebbe aprire nuove opportunità anche per i brand italiani.

Cosa significa per i brand?

Per le aziende, BeReal offre un’opportunità unica di interagire con un pubblico più selettivo rispetto ad altri social network. Con il 70% degli utenti che pubblica ogni giorno e trascorre una media di 30 minuti sull’app, il livello di coinvolgimento e fedeltà degli utenti è alto rispetto ad altre piattaforme social.

BeReal, quindi, rappresenta un canale che consente di creare connessioni più autentiche, senza risultare invasivi, ma sfruttando il potere delle immagini spontanee e della “realtà” come strumento di comunicazione. In un’epoca in cui l’autenticità è un valore sempre più ricercato dai consumatori, BeReal offre una nuova frontiera per il marketing digitale, dove le aziende possono fare la differenza non solo con i loro prodotti, ma con il modo in cui scelgono di raccontare le loro storie.

Vuoi integrare BeReal nelle tue strategie?
Contattaci per scoprire come utilizzare questa piattaforma nel modo più efficace per il tuo brand.

Social Media e ChatGPT: un’accoppiata vincente

“Ormai il tuo lavoro non serve più”. Questa è sicuramente una frase che ogni social media manager, community manager o copywriter ha dovuto sentire almeno una volta da quando strumenti come ChatGPT e Bard hanno fatto la loro comparsa.

Ma ad essere sinceri, in questi tempi di sperimentazione e novità la chiave è capire che l’AI non è la nostra nemica, ma un’alleata. Come abbiamo già visto nel nostro articolo su Chat GPT e SEO, si deve però fare attenzione: strumenti come ChatGPT e Bard sono potenti ma, come tutto nella vita, bisogna saperli usare, conoscere i loro limiti e i loro benefici.

Per evitare quindi che il tuo brand passi dall’essere curato da una persona reale, dotata di empatia, sentimenti e sensibilità ad essere gestito da un “freddo” robot, ti raccontiamo di più sull’AI e come può aiutarti nelle tue attività di tutti i giorni.

Ad esempio puoi chiedere all’intelligenza artificiale supporto con le attività più meccaniche, come riassumere le informazioni chiave dei tuoi competitor, di articoli o estrarre le informazioni chiave di un testo.

Affinché tutto questo funzioni però, ricordati che i tuoi migliori alleati saranno i prompt! Ovvero? I prompt sono le indicazioni che diamo all’IA affinché svolga le attività di cui abbiamo bisogno nel modo più chiaro e dettagliato possibile.

Ecco i nostri suggerimenti per scrivere prompt efficaci:

 

Fornisci all’intelligenza artificiale un prompt dettagliato

Cerca di “dare in pasto” a Bard o a ChatGPT un prompt molto dettagliato: quanto più fornisci informazioni specifiche all’AI, tanto più precisa sarà la sua risposta. 

Chiedere “Scrivi sul marketing digitale” è diverso rispetto a domandare “Genera esempi di strategie di marketing dei contenuti sui social media”.

Fai attenzione al linguaggio

Sia ChatGPT che Bard conoscono diversi linguaggi, e non parliamo quindi solo di lingue in senso stretto, ma anche di toni di voce. Ciò significa che l’AI ti dà l’opportunità di ottenere output diversi a seconda del tono di voce di cui hai bisogno: da serio e professionale, da divertente a disinvolto. La chiave è sperimentare con gli stili per trovare il risultato che meglio si adatta al brand.

✨ Suggerimento: Per ottenere il tono che vuoi, aggiungi alla fine del tuo prompt “in tono [XXX]” e… sorpresa! Otterrai molto di più di quanto avresti potuto immaginare.

Definisci chiaramente il tuo topic

Rimani aderente all’argomento di cui vuoi parlare dando indicazioni molto precise e dettagliate a ChatGPT o a Bard. Ti potrebbe sembrare di essere ripetitivo, ma è meglio essere puntigliosi e ottenere subito quello che ti serve che ricevere informazioni incomplete. Ad esempio, non chiedere “quali sono gli hashtag che stanno riscuotendo più successo su Instagram“, ma “indicami gli hashtag che stanno funzionando meglio su Instagram nelle pubblicazioni relative al settore dell’istruzione“.

Fai immedesimare ChatGPT in chi vuoi

Fai impersonare all’AI chi vuoi aggiungendo un semplice “Agisci come…” o “Sei un … ” all’inizio di ogni prompt. Già con indicazioni così semplici, stiamo dando a ChatGPT o a Bard tutte le informazioni necessarie per lavorare nel modo migliore e farti ottenere più facilmente quello di cui hai bisogno.

Ad esempio, se chiedi “crea un post per LinkedIn sui modelli educativi in Italia“, non sarà lo stesso di “agisci come un social media manager che lavora nel settore dell’istruzione e che deve creare un contenuto per LinkedIn sui modelli educativi in Italia. Crea un elenco di idee per diverse pubblicazioni con CTA che incoraggiano i commenti“.

Controlla e correggi quello che ha scritto l’AI

Le AI sono ancora in una fase ancora embrionale ed è quindi fondamentale, come parte del processo, rivedere tutto ciò che ti producono sia ChatGPT che Bard. Non è mai superfluo controllare dati e informazioni o addirittura fare un controllo aiutandosi con tool che ci aiutano a evitare casi di plagio, per non avere problemi in futuro. 

E ricorda: sono pur sempre intelligenze artificiali, quindi fare “copia/incolla” non è la mossa giusta. Per questo ti consigliamo di prendere spunti e idee ma poi di farle tue, adattandole al tuo brand e al contesto del tuo mercato.

L’AI è una delle armi più potenti che abbiamo ricevuto negli ultimi anni, ma da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Noi ti abbiamo dato i suggerimenti per integrarla nella tua vita quotidiana, ora sta a te capire come usarla!

Contattaci se vuoi saperne di più su come integrare l’AI nelle tue strategie!

Threads: la nuova App di Meta e cosa rappresenta per i brand

Threads, una nuova piattaforma di social media, ha suscitato già interessanti discussioni sulla sua capacità di superare nel tempo piattaforme consolidate come Twitter. Threads è stato lanciato il 5 luglio 2023 da Meta e ha generato un notevole interesse grazie al suo nuovo approccio, offrendo agli utenti un rinfrescante allontanamento dalle piattaforme tradizionali.

Sebbene l’eccitazione iniziale di Threads sia attribuita alla novità del prodotto, dovremmo chiederci se possiede effettivamente il potere di trasformare i social media. Dirà solo il tempo se Threads potrà trascendere lo status quo e trasformare il modo in cui ci impegniamo e interagiamo online.

Per prosperare in questo ambiente dinamico, Threads deve affrontare le sfide che lo attendono. La capacità della piattaforma di combattere efficacemente l’infiltrazione di bot, gestire la polarizzazione e mantenere una comunità sana e inclusiva determinerà il suo successo a lungo termine.

Una caratteristica distintiva di Threads è la sua enfasi sull’empowerment degli utenti e sulla promozione di conversazioni autentiche. Consentendo agli utenti di controllare chi può menzionare o rispondere ai propri thread, Threads offre un’esperienza più personalizzata. Questo approccio può rimodellare le dinamiche dei social media dando la priorità alle interazioni di qualità rispetto alla quantità, portando a connessioni più profonde e promuovendo conversazioni autentiche.

Cosa significa questo per i marchi?

Come piattaforma Meta strettamente connessa a Instagram, Threads consente a marchi e operatori di marketing di sfruttare l’interesse del pubblico e i dati sul comportamento per campagne più mirate. Le aziende devono esplorare il potenziale di Threads come strumento prezioso per migliorare le opzioni di targeting, migliorare la consapevolezza del marchio e costruire basi organiche di follower. Il potere dei dati e della personalizzazione nel guidare il coinvolgimento e la conversione non può essere sottovalutato nel panorama dei social media in rapida evoluzione.

Sebbene non ci siano annunci sulla piattaforma, Meta utilizza già Threads per i dati sull’interesse del pubblico e sul comportamento. I termini e le condizioni al momento della registrazione dell’account stabiliscono che i dati possono essere utilizzati su Instagram, dove come sappiamo sono disponibili annunci. Fino a quando gli annunci non saranno disponibili su Threads, i marchi possono mirare a utilizzare i dati e la personalizzazione per arricchire le opzioni di targeting e creare consapevolezza organica e follower su Instagram.

A causa delle normative UE sulla protezione dei dati, l’app non è disponibile all’interno dell’UE. Pertanto i marchi e gli inserzionisti possono monitorare e apprendere come, per esempio, gli Stati Uniti e il Regno Unito stanno sfruttando la piattaforma per creare una strategia per rafforzare il posizionamento dei marchi.

Threads rappresenta un’affascinante aggiunta all’ecosistema dei social media, spingendo i marchi a riflettere sul suo potenziale di portare un effettivo cambiamento a lungo termine. Esaminando le sue caratteristiche uniche, le sfide e le più ampie implicazioni per la privacy, la fiducia e i dati, possiamo ottenere informazioni sul futuro dei social media. In qualità di inserzionisti, dobbiamo rimanere aggiornati su questi sviluppi, anticipando come Threads e piattaforme simili possono plasmare il modo in cui ci connettiamo, condividiamo idee e partecipiamo a conversazioni significative nell’era digitale in evoluzione.

Man mano che sempre più utenti si connettono a Threads, avremo modo di ottenere più dati e condividere nuove riflessioni. Nel frattempo, puoi leggere di più su Threads direttamente da Instagram.

Se vuoi supporto nella tua strategia di social media, contattaci! Il nostro team di esperti internazionale sarà felice di aiutarti!

Influencer Marketing: trend e opportunità

Ogni persona è influenzata da tutti coloro che la circondano e tutti coloro che la circondano sono influenzati dalle persone alle quali aspirano
Molto più di un trend degli ultimi tempi, l’influencer marketing è una vera e propria strategia aziendale ormai diventata mainstream, basata sulla naturale evoluzione degli acquisti online e dei social media.
Secondo il Digital Marketing Institute:

[milestone heading_inherit=”default” symbol_position=”after” subject_padding=”0″ color=”Accent-Color” effect=”count” symbol_alignment=”Default” milestone_alignment=”default” number=”49″ symbol=”%” subject=”dei consumatori dipende dai consigli degli influencer”][milestone heading_inherit=”default” symbol_position=”after” subject_padding=”0″ color=”Accent-Color” effect=”count” symbol_alignment=”Default” milestone_alignment=”default” number=”40″ symbol=”%” subject=”dei consumatori ha acquistato qualcosa dopo averlo visto sui social”]

Le aziende stanno cogliendo sempre di più le opportunità offerte dall’influencer marketing. Secondo un’indagine di Buzzoole infatti, al 2021 sono il 28% le aziende che in Italia usano l’Influencer Marketing in maniera strategica. Questo dato è in crescita (5% rispetto al 2019), ma dimostra anche che una larga fetta di questo mercato è ancora disponibile.
In Making Science stiamo aiutando molte aziende a raggiungere i propri obiettivi grazie all’influencer marketing. Se anche tu vuoi sfruttarne il potenziale, abbiamo raccolto per te alcuni consigli in un video. Insieme alla nostra esperta Sabrina Molinu, parliamo di:
  • Quali sono gli errori più comuni che i brand fanno quando definiscono la loro strategia di influencer marketing
  • Come preparare una strategia di influencer marketing
  • Quali sono i canali di punta
  • L’influencer marketing funziona davvero?
  • Si può utilizzare l’influencer marketing nel B2B?
  • L’importanza di Twitch e Tik Tok