Accessibilità digitale un anno dopo l’EAA: cosa è cambiato davvero nel 2026

A un anno dall’entrata in applicazione dell’European Accessibility Act (Direttiva UE 2019/882), il 28 giugno 2025, l’accessibilità digitale non è più una scadenza che si avvicina: è un obbligo in vigore e, da marzo 2026, dotato della macchina per farlo rispettare. Fino a ieri esisteva la legge ma mancava il pezzo operativo, cioè chi controlla, come si segnala, cosa succede in caso di violazione. Oggi quel pezzo esiste.

Per chi guida un’azienda il cambiamento è sostanziale. La domanda non è più “dobbiamo adeguarci?” ma “siamo conformi, possiamo dimostrarlo e chi lo verifica?”. E la risposta, oggi, ha implicazioni concrete su budget, reputazione e continuità del business. Ecco cosa è cambiato concretamente nell’ultimo anno, con un focus sulle novità AGID, e cosa conviene fare adesso.

Le tre novità AGID del 2026

Le Linee Guida sull’accessibilità dei servizi. Il 4 marzo 2026 AGID ha adottato, con la Determinazione n. 38/2026, le “Linee Guida sull’accessibilità dei servizi in attuazione dell’art. 21 del D.Lgs. 82/2022”. Traducono in requisiti concreti l’obbligo EAA: standard tecnico di riferimento la norma armonizzata EN 301 549 (v. 3.2.1), con WCAG 2.1 livello AA come soglia minima obbligatoria (le WCAG 2.2 sono raccomandate), secondo i quattro pilastri POUR: contenuti Percepibili, Utilizzabili, Comprensibili, Robusti.

Esiste finalmente un metro di giudizio chiaro e uniforme. Non è più questione di interpretazioni, ma di criteri tecnici verificabili, gli stessi su cui sarai eventualmente valutato.

Il portale pubblico di segnalazione: segnalazioni.agid.gov.it. È la novità che cambia le regole del gioco. Chiunque (un cliente, un’associazione, un concorrente) può segnalare un servizio digitale che ritiene non accessibile, indicando l’URL e descrivendo il problema. Due dettagli decisivi: la segnalazione non è anonima (richiede autenticazione SPID o CIE) e la vigilanza non dipende più solo dall’iniziativa d’ufficio di AGID. Il meccanismo ricorda i reclami al Garante privacy: un rischio non più astratto, ma immediato e azionabile da terzi.

Quindi il controllo può partire dal basso, in qualsiasi momento, anche dalla tua concorrenza. Aspettare di “essere scoperti” non è più una strategia sostenibile.

Il Regolamento su accertamento e sanzioni. La gestione delle verifiche è disciplinata dal nuovo Regolamento (Determinazione AGID n. 84/2026, in Gazzetta Ufficiale il 23 maggio 2026), che copre sia la Legge Stanca sia il D.Lgs. 82/2022. L’iter è graduale: prima dell’eventuale sanzione c’è una fase collaborativa gestita dal Difensore civico per il digitale, che chiede la documentazione tecnica e concede tempo per rimediare. Le sanzioni scattano solo in caso di non conformità persistente.

A chi si applica: il test in tre domande e come cambiano gli adempimenti

  1. Il servizio è rivolto ai consumatori? Se operi solo in B2B, spesso l’obbligo non scatta, ma attento al punto 2.
  2. Il sito è accessibile anche da un consumatore finale? Le Linee Guida sono nette: non conta chi è il cliente principale, conta chi può accedere. Se un e-commerce vende anche a privati oltre che ad aziende, l’intero sito deve essere accessibile. Non esiste la conformità “solo della parte B2C”.
  3. Sei una microimpresa? Ci sono delle esenzioni che devi verificare con il tuo team legale, per capire se rientri in questa categoria rispetto ai requisiti della legge. Attenzione però: l’esenzione riguarda la sanzione, non la possibilità di ricevere una segnalazione.

Dal 28 giugno 2025 agli operatori privati che ricadono nell’EAA non si applica più il regime della Legge Stanca (dichiarazione di accessibilità ex L. 4/2004 e procedure collegate). Al suo posto, il D.Lgs. 82/2022 richiede di predisporre le “informazioni sull’accessibilità” conformi all’Allegato IV, indicando come i requisiti sono soddisfatti, comprese le eventuali eccezioni per onere sproporzionato, da motivare e conservare.

Resta invece il regime Legge Stanca, con dichiarazione e obiettivi di accessibilità via Form AGID entro il 31 marzo, per la PA e i soggetti ancora ricompresi nella L. 4/2004. A marzo 2026 AGID ha aggiornato il Form introducendo i profili Delegato e Amministratore.

Il primo passo concreto, quindi, è capire in quale regime ricade la tua organizzazione: gli obblighi documentali e le procedure sono diversi, e sbagliare perimetro significa preparare la documentazione sbagliata.

Le scadenze che contano e le sanzioni previste

  • 28 giugno 2025: conformità obbligatoria per i nuovi prodotti e servizi.
  • 28 giugno 2030: fine del periodo transitorio per i servizi già erogati prima del 2025, ma una modifica sostanziale fa scattare l’obbligo immediato.

In pratica, ogni redesign, replatforming o nuova release significativa è già oggi un punto in cui la conformità diventa esigibile. Trattare l’accessibilità come un progetto da rimandare al 2030 è un calcolo rischioso.

L’art. 24 del D.Lgs. 82/2022 prevede sanzioni da 5.000 a 40.000 euro; per le imprese con fatturato oltre 500 milioni di euro fino al 5% del fatturato annuo. Oltre al costo diretto pesano il tempo di gestione del procedimento e il danno reputazionale, dato che la vicenda è tracciabile. E c’è un costo spesso sottovalutato: un adeguamento fatto in fretta, sotto la pressione di una segnalazione, costa quasi sempre più di uno pianificato per tempo.

Oltre l’obbligo: perché l’accessibilità è un vantaggio competitivo

Ridurre tutto al rischio sanzionatorio sarebbe miope. Un servizio digitale accessibile genera valore misurabile e duraturo:

  • Un mercato più ampio. Una quota rilevante della popolazione convive con una disabilità, permanente o temporanea. A questa si aggiungono gli utenti in contesti difficili (luce forte, connessione lenta, navigazione da mobile, età avanzata). Escluderli significa rinunciare a clienti reali e a fatturato.
  • Migliori performance digitali. Codice semantico, struttura corretta, testi alternativi e tempi di caricamento curati migliorano indicizzazione SEO e Core Web Vitals. L’accessibilità e la qualità tecnica camminano insieme.
  • Riduzione del rischio. Meno esposizione a segnalazioni, contenziosi e danni d’immagine, in un contesto in cui le verifiche sono ora attive e pubbliche.
  • Reputazione e responsabilità sociale. Un’esperienza digitale inclusiva è un messaggio concreto verso clienti, dipendenti e stakeholder, sempre più attenti ai criteri ESG.
  • Esperienza migliore per tutti. Navigazione da tastiera, contrasti adeguati, form chiari e contenuti comprensibili migliorano l’usabilità per l’intera base utenti, non solo per chi usa tecnologie assistive.

In altre parole, l’adeguamento normativo è il pavimento, non il soffitto. Chi lo affronta con visione lo trasforma in un investimento sul prodotto.

Il nostro approccio: dall’audit alla conformità documentata

Affrontare l’accessibilità da soli, all’interno, significa spesso disperdere tempo tra interpretazioni normative, standard tecnici e priorità di sviluppo. Noi mettiamo ordine in un percorso chiaro e misurabile:

  1. Audit di accessibilità. Analisi tecnica del sito, dell’e-commerce o dell’app rispetto a WCAG 2.1 livello AA, con evidenze tracciabili e una mappa puntuale delle criticità.
  2. Piano di remediation prioritizzato. Interventi ordinati per impatto e urgenza, integrati con il tuo ciclo di sviluppo, senza stravolgere design e roadmap.
  3. Supporto alla documentazione richiesta da AGID. Predisposizione delle informazioni sull’accessibilità e delle attestazioni a supporto, pronte da esibire in caso di verifica.
  4. Governance continua. L’accessibilità non è un progetto “una tantum”: ti aiutiamo a integrarla nei processi, nel design system e nei test pre-rilascio, così resta solida nel tempo.

Vuoi sapere se i tuoi servizi digitali sono conformi?

Making Science affianca le aziende con un percorso strutturato: audit approfondito, classificazione del perimetro normativo, piano di remediation prioritizzato e supporto alla documentazione richiesta da AGID. Trasformiamo un obbligo in un vantaggio competitivo, senza complicazioni.

Il momento giusto per agire è prima della prima segnalazione, non dopo. Contattaci per una valutazione del tuo sito o e-commerce: ti diciamo con chiarezza dove sei, cosa rischi e come arrivare alla conformità nel modo più efficiente.

 

Pulsante di recesso obbligatorio per l’e-commerce

La guida completa all’art. 54-bis del Codice del Consumo

Dal 19 giugno 2026 ogni impresa che vende online a consumatori in Italia deve offrire una funzione digitale di recesso, il cosiddetto “pulsante di recesso”. È un obbligo di legge, già pienamente operativo.

Per chi guida un business e-commerce le implicazioni sono concrete: rischio sanzionatorio, esperienza cliente e continuità operativa. Questa guida spiega cosa prevede la norma, quali obblighi introduce, quali sanzioni comporta e con quale metodo adeguarsi.

Il quadro normativo

L’obbligo nasce dalla Direttiva (UE) 2023/2673 del 22 novembre 2023, che modifica la Direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori e abroga la Direttiva 2002/65/CE.

In Italia è stata recepita con il D.Lgs. 31 dicembre 2025, n. 209, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 5 dell’8 gennaio 2026. Il decreto introduce nel Codice del Consumo il nuovo art. 54-bis.

La data che conta è il 19 giugno 2026: l’art. 4, comma 1 del decreto stabilisce che le nuove disposizioni si applicano “a decorrere dal 19 giugno 2026 e ai contratti conclusi successivamente a tale data”.

A chi si applica

Un equivoco va chiarito subito. La direttiva riguarda formalmente i contratti di servizi finanziari a distanza (modifica la 2011/83/UE “per quanto riguarda i contratti di servizi finanziari conclusi a distanza”), ma la funzione di recesso ha portata generale: l’art. 54-bis è inserito nella disciplina generale dei contratti a distanza, non in quella sui servizi finanziari.

L’obbligo riguarda quindi tutto l’e-commerce B2C concluso online in cui esiste un diritto di recesso:

  • vendita di beni;
  • servizi e contenuti digitali, soluzioni SaaS;
  • abbonamenti, membership, servizi a iscrizione;
  • piattaforme di streaming;
  • marketplace, per le vendite ai consumatori.

Restano fuori i rapporti B2B (per le piattaforme miste vale solo la parte verso i consumatori) e i casi in cui il diritto di recesso non è previsto dalla legge, come beni su misura, beni sigillati aperti per ragioni igieniche o contenuti digitali fruiti con rinuncia espressa.

Cosa impone l’art. 54-bis

La norma definisce con precisione la procedura. In pratica servono cinque elementi.

  1. Il pulsante (commi 1 e 3). Una funzione indicata con le parole “recedere dal contratto qui”, ben visibile, facilmente accessibile e disponibile per tutto il periodo di recesso.
  2. Il modulo di dichiarazione (comma 2). Deve permettere al consumatore di indicare tre dati: nome, riferimenti del contratto da cui recede e mezzo elettronico su cui ricevere la conferma.
  3. Lo step di conferma (commi 4 e 5). Una funzione di conferma indicata con le parole “conferma recesso”.
  4. L’avviso di ricevimento (comma 6). Da inviare senza indebito ritardo su supporto durevole, con il contenuto della dichiarazione e la data e l’ora di trasmissione.
  5. La validità (comma 7). Il recesso è valido se la dichiarazione viene trasmessa prima della scadenza del termine.

L’obiettivo è eliminare gli attriti delle modalità tradizionali (moduli cartacei, PEC, e-mail generiche) e dare certezza su invio e ricezione.

Le informazioni precontrattuali e il rischio dei dodici mesi

Il decreto modifica anche l’art. 49 del Codice del Consumo: tra le informazioni precontrattuali rientra ora anche l’indicazione dell’esistenza e della collocazione della funzione di recesso.

Non è un dettaglio formale. In base all’art. 53, se le informazioni sul diritto di recesso non sono fornite correttamente, il termine ordinario di 14 giorni si estende fino a 12 mesi e 14 giorni. Tradotto: una finestra di reso prolungata, con effetti diretti su volumi e pianificazione finanziaria.

Le sanzioni

L’art. 54-bis non prevede una sanzione autonoma. Si applicano i regimi esistenti, distinti per ambito.

E-commerce generale. Tramite l’art. 66 del Codice del Consumo si rientra nel regime delle pratiche commerciali scorrette, di competenza AGCM, con sanzioni da 5.000 a 10.000.000 di euro (art. 27).

Servizi finanziari. La nuova Sezione II-bis prevede una disciplina dedicata: l’art. 59-terdecies stabilisce sanzioni da 7.500 a 75.000 euro per violazione, raddoppiabili nei casi gravi, fino alla nullità del contratto se il professionista ostacola il recesso.

Servizi finanziari: una disciplina più stringente

Chi offre servizi finanziari a distanza, oltre al pulsante dell’art. 54-bis, è soggetto agli obblighi della Sezione II-bis (artt. 59-bis a 59-terdecies):

  • termine di recesso di 14 giorni, esteso a 30 per pensione complementare individuale e assicurazioni vita (art. 59-octies);
  • divieto di dark pattern: il recesso non può essere reso più difficile della sottoscrizione (art. 59-undecies);
  • diritto del consumatore all’intervento umano quando si usano strumenti online (art. 59-decies);
  • informazioni precontrattuali rafforzate.

Perché è una priorità per il management

Le implicazioni sono di competenza della direzione aziendale, non solo dei team tecnici.

Sul piano finanziario, l’esposizione fino a 10 milioni di euro e la possibile estensione del recesso a oltre dodici mesi incidono su rischio, resi e previsioni di ricavo.

Sul piano del brand, il recesso è un punto di contatto che misura la coerenza dell’azienda: una procedura chiara sostiene fiducia e retention, una macchinosa le erode.

Sul piano della governance, la norma è già in vigore. Ogni giorno di mancato adeguamento è un’esposizione legale e reputazionale aperta.

Il primo passo è il parere legale

Prima di qualsiasi intervento tecnico, il passaggio iniziale e imprescindibile è il confronto con il proprio consulente legale.

L’applicazione concreta dipende da variabili specifiche: categorie di prodotto, esclusioni al recesso, modelli misti B2B e B2C, gestione dei dati personali, eventuale componente di servizi finanziari. Solo chi conosce l’attività può confermare il perimetro, validare i testi contrattuali e definire le responsabilità, soprattutto quando l’adempimento è affidato a fornitori terzi.

Il principio è chiaro: il diritto definisce il perimetro e i limiti dell’obbligo, la tecnologia ne cura l’attuazione. L’ordine non è invertibile.

L’adeguamento tecnico e il ruolo di Making Science

Definito il perimetro con il legale, l’attuazione richiede un intervento su esperienza e infrastruttura. Making Science affianca le aziende per:

  • progettare e integrare la funzione di recesso (pulsante, modulo, conferma, ricevuta) su sito e app, in coerenza con la piattaforma in uso (tra cui Shopify, WooCommerce e soluzioni custom);
  • automatizzare l’avviso di ricevimento su supporto durevole, con data e ora;
  • implementare log tracciabili e affidabili, utili anche a fini probatori;
  • ottimizzare l’esperienza utente, perché la funzione sia visibile, accessibile e coerente con il brand.

Lavoriamo a fianco dei team legali dei clienti, traducendo i requisiti normativi in soluzioni solide e scalabili.

In sintesi

Il pulsante di recesso è già un obbligo operativo per l’e-commerce B2C in Italia. Il metodo corretto prevede due fasi nell’ordine: prima la verifica del perimetro con il consulente legale, poi l’adeguamento tecnico. Chi interviene per tempo riduce il rischio e si presenta ai clienti come operatore affidabile e trasparente.

Per valutare come implementare la funzione di recesso in modo conforme e integrato, contatta il team Making Science.

AI efficiente, locale e sovrana: l’ottimizzazione architetturale oltre la potenza dei modelli

Negli ultimi anni il dibattito sull’intelligenza artificiale si è concentrato soprattutto sulla dimensione dei modelli: più parametri, più dati, più GPU, maggiore capacità generativa.

Questa evoluzione ha prodotto risultati importanti, ma oggi le aziende stanno entrando in una fase diversa. Il tema non è più soltanto accedere al modello più potente, ma riuscire a integrare l’AI nei processi in modo sostenibile, sicuro e scalabile.

Per questo l’efficienza dell’architettura diventa un fattore strategico.

Dal modello al sistema

Un progetto AI enterprise non è composto solo da un LLM. Nella maggior parte dei casi include vari LLM, modelli di embedding, sistemi RAG, database vettoriali, knowledge base, machine learning, livelli di sicurezza, logiche di governance, integrazioni applicative e monitoraggio. Il costo reale non dipende quindi solo dal modello generativo, ma dall’intero stack.

In particolare, nei sistemi RAG, una parte rilevante dell’infrastruttura è rappresentata dagli embedding e dagli indici vettoriali. Ogni documento viene suddiviso, trasformato in vettori numerici e salvato in un indice che deve essere interrogato in modo rapido quando l’utente pone una domanda. Su piccoli volumi il costo è marginale. Su milioni di documenti, invece, memoria, latenza e costo infrastrutturale diventano elementi critici.

Il ruolo di TurboQuant e TurboVec

In questo contesto si inseriscono tecnologie come TurboQuant e TurboVec.
TurboQuant è un algoritmo di quantizzazione vettoriale sviluppato da Google Research e Google DeepMind. Il suo obiettivo è comprimere vettori ad alta dimensionalità mantenendo il più possibile le relazioni geometriche utili per calcolare similarità, prodotti interni e nearest neighbor search. TurboVec, dal canto suo, è un progetto disponibile su GitHub basato su TurboQuant di Google: si tratta si un vector index open source. Non va interpretato come una tecnologia che riduce direttamente il peso di un LLM ma interviene invece su un altro livello: la gestione efficiente degli embedding e degli indici vettoriali usati in scenari di ricerca semantica, RAG, knowledge base e agenti AI con memoria.  Per dare un ordine di grandezza: un corpus di 10 milioni di documenti, che in formato float32 occuperebbe circa 31 GB di memoria, con la quantizzazione scende a circa 4 GB senza richiedere fasi di training o ricostruzione dell’indice. Nello specifico, trasforma radicalmente l’hardware necessario: una knowledge base aziendale che prima richiedeva costose risorse cloud ora può risiedere comodamente su un singolo server locale o su un’infrastruttura aziendale standard, ponendo le basi per una reale autonomia operativa.

La differenza è importante. Ridurre il peso di un modello e ridurre il peso di un indice vettoriale sono due cose diverse. Entrambe possono però contribuire allo stesso obiettivo: rendere l’AI più economica e più semplice da distribuire.

Perché è rilevante per le aziende

In un contesto enterprise, il valore di queste tecnologie non è teorico. L’impatto riguarda direttamente tre aree.

La prima è il costo. Se una knowledge base vettoriale richiede meno memoria, può essere eseguita su infrastrutture più contenute. Questo può ridurre il costo cloud o rendere possibile l’esecuzione in ambienti privati.

La seconda è la scalabilità. Sistemi RAG e agenti AI diventano più complessi quando devono gestire grandi volumi documentali, aggiornamenti frequenti, permessi, filtri per tenant o reparti aziendali. Un indice più leggero e aggiornabile semplifica la crescita del sistema.

La terza è la sovranità del dato e conformità normativa. In settori regolamentati o in presenza di proprietà intellettuale critica, la sovranità non è un’opzione ma un requisito. L’efficienza architetturale elimina la dipendenza dai colossi del cloud pubblico: riducendo i requisiti hardware, le aziende possono blindare i propri sistemi AI all’interno di perimetri locali, offline o in Private Cloud sovrani. Meno dati lasciano l’azienda, maggiore è il controllo strategico e la sicurezza legale.

Efficienza del retrieval ed efficienza del modello

TurboVec lavora sul lato retrieval e memoria vettoriale. Altre tecnologie intervengono invece direttamente sul modello. La quantizzazione dei modelli riduce la precisione numerica dei pesi, abbassando la memoria necessaria per eseguire l’inferenza. Il QAT, Quantization-Aware Training, prepara il modello già durante l’addestramento a funzionare bene in forma quantizzata. Le architetture Mixture-of-Experts permettono invece di avere molti parametri complessivi, ma di attivarne solo una parte per ogni token.

Sono approcci diversi, ma complementari.

Da un lato si ottimizza il modello. Dall’altro si ottimizzano retrieval, embedding, indici vettoriali e memoria. Per un’azienda conta il risultato complessivo: minori costi, minore latenza, maggiore controllo e migliore sostenibilità operativa.

Verso architetture AI ibride

Il futuro dell’AI enterprise sarà sempre più ibrido con prevalenza dell’offline a tendere.

Alcune componenti resteranno in cloud, soprattutto quando serve accedere ai modelli più avanzati o gestire workload variabili. Altre componenti potranno essere portate più vicino ai dati: embedding, indici vettoriali, knowledge base, sistemi di retrieval, filtri di sicurezza e logiche applicative.

Questa distribuzione permette di bilanciare performance, costo, privacy e governance. Di fatto, l’efficienza diventa il vero pilastro della sovranità tecnologica: finché un’architettura AI richiede risorse computazionali smisurate, l’indipendenza locale resta un miraggio. L’ottimizzazione è ciò che rende l’on-premise e l’Edge AI scelte finalmente sostenibili e scalabili nel tempo.

La domanda non è semplicemente quale modello scegliere, ma quale architettura consente di usare l’AI in modo sostenibile nei processi aziendali.

Le valutazioni chiave diventano:

quanto costa ogni interrogazione; dove risiedono i dati; quali componenti devono restare private; quali workload possono essere locali; come viene aggiornata la knowledge base; come si controllano qualità, sicurezza e accessi; quanto è scalabile il sistema nel tempo.

Conclusione

La prossima fase dell’intelligenza artificiale non sarà guidata solo da modelli più grandi. Sarà guidata anche da architetture più efficienti, locali e sovrane.

TurboQuant, TurboVec, QAT, MoE e le tecniche di compressione della memoria rispondono tutte allo stesso problema: ridurre il costo operativo dell’AI senza compromettere in modo significativo la qualità del risultato.

Per le aziende, questa è una leva concreta. Significa passare da sperimentazioni isolate a sistemi AI realmente integrati, governabili e sostenibili.

Il vantaggio competitivo non dipenderà solo dall’accesso al modello più potente, ma dalla capacità di progettare un’architettura AI efficiente, sicura e coerente con i processi aziendali.

Corporate AI: Oltre l’iceberg del marketing, verso l’efficienza di sistema

Oggi il mercato vive un paradosso: l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale è ai massimi storici, ma il 35% dei CMO si trova bloccato in quello che definiamo il “purgatorio dell’AI”. Dopo l’effetto “wow” iniziale, molte aziende faticano a calare la tecnologia nella realtà operativa quotidiana, restando in una fase di stallo.
Il problema risiede spesso in un errore di prospettiva. L’AI viene vista principalmente come uno strumento per il marketing, ma il marketing è solo la punta dell’iceberg. La vera sfida (e la vera opportunità) si trova nella struttura sommersa: i processi corporate, i flussi aziendali e l’integrazione di sistema.

Perché l’efficienza non può essere “plug-and-play”

In Making Science crediamo nei modelli personalizzati; disegniamo percorsi. Il valore risiede nel capire dove intervenire, con quali dati e con quali vincoli in questo contesto lo strumento diventa solo abilitante verso l’obiettivo. Per ottenere risultati che oltre alla POC, ed avere quindi soluzioni capaci di reggere in produzione, servono tre fondamenta:

  • Contesto aziendale: Il linguaggio, le procedure e le regole specifiche del vostro business.
  • Dati proprietari: Le informazioni estratte da CRM, ERP, knowledge base e archivi storici.
  • Processo: La definizione di ruoli, approvazioni e KPI chiari.

Senza queste basi, l’efficienza resta locale e la fiducia nel sistema non può scalare.

Dall’AI Generativa all’AI Agentica

Siamo entrati in una nuova era. Se finora l’AI ci ha aiutato a generare contenuti o analizzare dati, oggi stiamo vivendo il passaggio all’AI Agentica. L’AI smette di stare nel perimetro della conversazione ed entra in quello dell’azione: esegue task, apre ticket, genera offerte e aggiorna gestionali.
Questo innalza la responsabilità del sistema. Un’AI che agisce deve essere affidabile, governata e protetta da guardrail chiari e verificabili. Non cerchiamo la “magia”, ma la fiducia operativa: sapere esattamente quando il sistema può rispondere basandosi su fonti citabili e quando, invece, deve attivare un’escalation umana.

 

Il metodo AI Navigator: La bussola consulenziale

Per accompagnare le aziende in questa trasformazione, abbiamo sviluppato il framework Corporate AI Navigator.
Il nostro valore consulenziale si esprime nel trasformare una curiosità tecnologica in una capacità aziendale concreta attraverso 5 step fondamentali:

  • Assessment & Obiettivi: Analizziamo la maturità digitale attuale e allineiamo gli stakeholder su KPI realistici.
  • As-is Process Mapping: Identifichiamo dove si crea attrito e dove la conoscenza è dispersa.
  • Prototype / MVP: Sviluppiamo rapidamente un caso d’uso ad alto impatto (come il supporto tecnico o la sales enablement) per dimostrare il ROI.
  • Rollout con Governance: Portiamo la soluzione in produzione con integrazioni sicure, permessi e audit log.
  • Monitoraggio: Misuriamo adozione e precisione per pianificare i prossimi passi della roadmap.

Un approccio modulare e “Model-Agnostic”

Un pilastro della nostra strategia è la flessibilità: il nostro approccio è model-agnostic. Costruiamo architetture modulari che permettono di cambiare il “motore” AI sottostante (commerciale, open source o locale) in base a costi, latenza e privacy.
Questo protegge l’investimento dell’azienda dall’obsolescenza tecnologica.

L’AI non sostituisce le competenze umane, ma le amplifica. Il nostro compito è liberare le persone dai task ripetitivi per permettere loro di concentrarsi sul valore strategico.

(altro…)

Accessibilità digitale oggi: la guida alle novità 2025

È fondamentale essere consapevoli che milioni di persone in Italia incontrano complessità ad accedere a siti web non accessibili. Con l’entrata in vigore dell’European Accessibility Act (Direttiva (UE) 2019/882) prevista per il 28 giugno 2025, e il recepimento in Italia con il Decreto Legislativo 27 maggio 2022, n. 82, l’accessibilità digitale è diventata una priorità per ogni azienda. Non si tratta più solo di una scelta, ma di un obbligo legale, etico e strategico. Questa guida fornirà le informazioni essenziali per navigare le nuove normative e trasformare il tuo sito web in uno spazio realmente inclusivo.

L’obbligo di accessibilità digitale interessa diversi touch point aziendali tra cui gli e-commerce e le piattaforme che offrono transazioni o interazioni strutturate. Tuttavia, anche i siti informativi dovrebbero considerare seriamente l’accessibilità. L’accessibilità è essenziale all’interno di una strategia che metta al centro la persona e le sue esigenze, e oggi trascurare questo aspetto può portare anche a contestazioni e danneggiare la reputazione aziendale. Immagina un sito vetrina con moduli di contatto inaccessibili: ciò comprometterebbe l’esperienza utente e l’immagine dell’azienda.

Making Science offre soluzioni innovative e personalizzate per adeguare i siti web ed e-commerce alla normativa. Iniziamo con un audit di accessibilità approfondito, per valutare lo stato attuale e individuare le criticità. Successivamente, definiamo un piano di intervento chiaro e strutturato, per puntare ad un alto livello di conformità. Il nostro team di esperti supporterà ogni fase, dall’analisi iniziale all’ottimizzazione dell’esperienza utente.

Normativa sull’accessibilità digitale: chi deve adeguarsi?

Il D.Lgs. 82/2022 stabilisce che l’obbligo di accessibilità digitale si applica a diversi settori, tra cui nel mondo web:

  • E-commerce
  • Marketplace
  • Servizi bancari online
  • Piattaforme di prenotazione e trasporto online

Solo le microimprese (meno di 10 dipendenti e fatturato annuo oppure totale di bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro) sono esentate; tuttavia consigliamo comunque di procedere all’adeguamento per promuovere un’esperienza più inclusiva.

È consigliabile adottare criteri di accessibilità anche per i siti informativi, per migliorare l’esperienza utente, evitare contestazioni legali ed offrire così un accesso equo ai contenuti.

L’articolo 24 del D.Lgs. 82/2022 prevede sanzioni amministrative da 5.000 a 40.000 euro. Per le aziende con un fatturato superiore ai 500 milioni di euro, la sanzione può arrivare fino al 5% del fatturato annuo. 

Obbligo di Dichiarazione di Accessibilità

Ogni azienda soggetta alla normativa deve compilare e pubblicare una dichiarazione di accessibilità, come previsto dal D.Lgs. 82/2022, articolo 15. Questa dichiarazione, da inviare all’AgID, certifica il livello di conformità del sito alle linee guida WCAG 2.1 livello AA.

La dichiarazione deve indicare

  • Il livello di conformità e le eventuali non conformità.
  • Come contattare l’azienda per segnalare problemi.
  • Un link alla procedura di feedback per gli utenti.

I vantaggi di un sito accessibile

Adeguarsi non è solo un obbligo, ma un’opportunità strategica. Un sito accessibile significa:

  • Posizionamento SEO migliore: Google premia i siti accessibili.
  • Più traffico organico: tassi di permanenza più alti e meno bounce rate.
  • Customer centric: è importante agevolare la fruizione a tutti gli utenti
  • Responsabilità sociale: offri un’esperienza digitale inclusiva
  • Zero contestazioni: eviti problemi legali.

Problemi comuni di accessibilità

  • Testi difficili da leggere (linguaggio complesso, contrasto insufficiente, dimensione troppo piccola).
  • Navigazione complessa per screen reader (struttura non semantica, assenza di landmark e intestazioni corrette).
  • Assenza di sottotitoli nei video (o trascrizioni per contenuti audio).
  • Contenuti non utilizzabili solo da tastiera (mancanza di focus visibile, elementi interattivi non accessibili).
  • Immagini senza testo alternativo significativo (alt text mancante o inadeguato).
  • Form non accessibili (etichette mancanti, errori non annunciati, campi non associati correttamente).
  • Messaggi di stato o errori non comunicati (es. alert visibili ma non letti da screen reader).
  • Uso eccessivo di animazioni o contenuti lampeggianti (che possono causare disorientamento o crisi epilettiche).
  • Layout non responsivo o con zoom disabilitato (che impedisce l’uso su dispositivi mobili o con ingrandimento).
  • Tempi troppo brevi per completare azioni (es. timeout senza avviso o possibilità di estensione).

Widget di accessibilità: una soluzione rapida (ma non completa)

I widget sono utili per iniziare, ma non risolvono tutto. L’audit approfondito è essenziale. Making Science combina il widget con un audit dettagliato per puntare ad un alto livello di conformità.

Perché intervenire subito?

Rimandare significa rischiare sanzioni e danni alla reputazione. Un sito accessibile è un vantaggio competitivo.

 

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Guida al computing senza server con Google Cloud Platform

Il cloud computing ha rivoluzionato lo sviluppo delle applicazioni, e il computing senza server sta emergendo come una forza potente all’interno di questo panorama. Questo approccio semplifica il processo scaricando la gestione del server ai fornitori di cloud, consentendo agli sviluppatori di concentrarsi esclusivamente sulle funzionalità di base.

Anche se il termine implica l’assenza di server, il computing senza server si riferisce a un modello di sviluppo dove il provisioning e la gestione del server diventano responsabilità del fornitore di cloud. Gli sviluppatori scrivono codice e definiscono trigger (eventi) che avviano l’esecuzione del codice. Questo li libera dal peso della manutenzione dell’infrastruttura, consentendo:

  • Cicli di sviluppo più veloci: concentrarsi sulle funzionalità di base invece che sulla gestione del server.
  • Scalabilità migliorata: la scalabilità automatica in base alle fluttuazioni del traffico garantisce un funzionamento regolare.
  • Costi ridotti: pagare solo per le risorse utilizzate, eliminando i costi fissi del server.

Perché il computing senza server?

Con la crescita esponenziale del cloud computing, un numero crescente di aziende sta optando per soluzioni senza server. Questo stile di sviluppo e distribuzione delle applicazioni continua a trasformare l’industria tecnologica grazie alla sua capacità di accelerare i processi di sviluppo, la scalabilità e l’efficienza.

L’architettura senza server consente agli sviluppatori di concentrarsi sulla logica delle applicazioni senza dover gestire l’infrastruttura sottostante. Pertanto, sono responsabili solo della programmazione delle funzioni e degli eventi di attivazione. Nel frattempo, i fornitori di servizi cloud si occupano della gestione dell’infrastruttura, garantendo una scalabilità automatica e fatturando solo per le risorse utilizzate.

Vale la pena notare che senza server non significa che non ci siano server coinvolti, ma piuttosto che adottando questa soluzione, il team si libera della responsabilità di gestire e mantenere l’infrastruttura, delegando tale responsabilità al fornitore di servizi.

Strumenti senza server forniti da Google Cloud

Google Cloud si distingue come leader nelle soluzioni senza server, offrendo un robusto insieme di strumenti e funzionalità per lo sviluppo e la distribuzione di applicazioni web e mobile altamente scalabili senza la necessità di gestire server.

Il modello senza server di Google Cloud scala automaticamente i server in base al traffico e con un modello pay-as-you-go:

  • Cloud Functions: è un servizio di funzioni che consente di eseguire codice in risposta a eventi (come richieste HTTP, notifiche Pub/Sub o modifiche in Cloud Storage). Si paga solo per il runtime del codice, rendendolo una soluzione conveniente per carichi di lavoro di breve durata o picchi di traffico.
  • Cloud Run: è un servizio senza server che consente di eseguire contenitori su un’infrastruttura gestita da Google. È simile a Kubernetes ma senza la complessità della gestione del cluster. Si adatta anche automaticamente al traffico, fatturando per le risorse utilizzate.


Ulteriori Servizi Senza Server di Google Cloud:

  • Cloud Storage: archiviazione dati sicura e scalabile, che lavora congiuntamente con Cloud Functions.
  • Cloud SQL: database relazionale gestito integrato facilmente con Cloud Functions.
  • Cloud Spanner: database distribuito a livello globale per applicazioni con elevate esigenze di disponibilità e scalabilità.

 

Vantaggi dell’uso di Soluzioni Senza Server supportate da Google Cloud

Tra i principali vantaggi forniti dalle soluzioni senza server, possiamo evidenziare il modo in cui consentono ai clienti di risparmiare denaro e accelerare lo sviluppo delle applicazioni.

I clienti di Google Cloud Senza Server distribuiscono le loro applicazioni il 95% più velocemente e riducono i costi di infrastruttura del 75%. Ecco perché in Making Science, utilizziamo e continuiamo a formarci con le ultime tecnologie, sfruttando così i benefici sottostanti.

I principali vantaggi forniti da questa tecnologia includono:

  • Sviluppo in qualsiasi lingua: gli sviluppatori possono scrivere codice in qualsiasi lingua o framework, come Python, Java, JavaScript, Node.js…
  • Produttività degli sviluppatori migliorata: con questa architettura, il fornitore di servizi è responsabile della scalabilità automatica, dell’aggiornamento del sistema operativo e della fornitura dell’infrastruttura. Questo permette ai team di sviluppo di concentrarsi sull’innovazione e non sull’infrastruttura, aumentando così la produttività dell’azienda.
  • Modello pay-per-use: le piattaforme senza server, come Cloud Run o Cloud Functions, scalano automaticamente in base al numero di istanze in esecuzione necessarie per gestire le richieste in arrivo. Quindi, quando non c’è traffico, il servizio ridimensiona automaticamente a zero. Di conseguenza, i clienti pagano solo per le risorse che stanno utilizzando, a differenza dei server che sono costantemente in funzione.
  • Visibilità dell’utilizzo: il Modello Senza Server fornisce visibilità sulle informazioni di sistema e utilizzo, inclusi i tempi degli utenti.

Conclusione

Negli ultimi anni, c’è stato un significativo aumento nell’adozione delle tecnologie senza server. Secondo un sondaggio sulla tecnologia senza server di O’Reilly nel 2019, oltre il 40% delle organizzazioni ha adottato questa tecnologia senza server.

Sfruttare l’infrastruttura robusta di Google garantisce qualità e performance eccezionali. Inoltre, il modello pay-per-use ottimizza i costi, promuovendo una crescita sostenibile mentre Making Science rimane all’avanguardia degli avanzamenti tecnologici.

Migliorare l’Efficienza del Servizio Clienti con i Bot Einstein

Offrire un servizio clienti eccezionale non è solo un vantaggio competitivo, è un prerequisito per il successo a lungo termine. Nel panorama aziendale di oggi la tecnologia semplifica le operazioni, mentre l’interazione umana gli regala la “vitalità” ma colmare la competenza e la disponibilità umana può rivelarsi una sfida. 

Introdurre la Tecnologia ChatBot sta rivoluzionando l’engagement dei clienti e, sfruttando l’IA e l’elaborazione del linguaggio naturale, sta diventando la scelta prediletta dalle aziende che mirano a migliorare la comunicazione e le esperienze dei clienti. Scopriamo cosa rende il ChatBot Einstein eccezionale e la scelta top del settore!

Il ChatBot Einstein di Salesforce, sfruttando le capacità di IA di Salesforce, permette alle aziende di integrare chatbot in diversi processi di coinvolgimento dei clienti in tempo reale. Con la sua avanzata Elaborazione del Linguaggio Naturale (NLP) e l’apprendimento automatico, il chatbot comprende le richieste dei clienti e fornisce risposte pertinenti. Abilitare il ChatBot Einstein tramite le impostazioni native di Salesforce elimina le complessità di integrazione.

Inoltre, l’integrazione fluida con gli strumenti CRM di Salesforce migliora le esperienze dei clienti. I bot Einstein eccellono nell’assistere i clienti, rispondendo a domande e potenziando le intuizioni dei rappresentanti dell’assistenza clienti. Analizzano i dati, prevedono gli esiti, suggeriscono azioni ottimali e semplificano l’automazione.

Capire le aspettative dei clienti è fondamentale e i chatbot Salesforce si addentrano nei sistemi backend per guidare le azioni degli agenti. Per i problemi complessi si attivano trasferimenti agli Agenti dal Vivo disponibili. Successivamente, gli agenti possono rivedere le interazioni bot-cliente per fornire un supporto adeguato. Il ChatBot Einstein rivoluziona l’engagement dei clienti attraverso il suo assistente dinamico alimentato da IA e l’integrazione profonda con l’ecosistema di Salesforce.

 

Perché Dovresti Usare un Bot Einstein?

Considera questi punti quando valuti l’adozione del Bot Einstein di Salesforce:

  • Risposte Più Rapide: A differenza di email, messaggi di testo, chiamate o social media, offre risposte più veloci alle domande frequenti, rafforzando il coinvolgimento dei clienti.
  • Efficienza Temporale: Le soluzioni intelligenti del Bot Einstein risparmiano tempo ai clienti e ai rappresentanti dell’assistenza, permettendo agli agenti di concentrarsi su aspetti strategici del loro ruolo.
  • Casi Ridotti: Affrontando un’ampia gamma di domande si riduce la necessità che i casi debbano essere escalati agli agenti dal vivo, diminuendo così il volume dei casi.
  • Funzionalità Intelligente: Sfruttando la Comprensione del Linguaggio Naturale (NLU), i bot Einstein imparano e si evolvono continuamente, migliorando la loro intelligenza e capacità.
  • Risoluzione Rapida delle Query tramite Articoli della Knowledge Base: Il ChatBot Einstein sfrutta la base di conoscenza di Salesforce per fornire risposte accurate, utilizzando la NLP per abbinare le query dei clienti con articoli pertinenti. Questo migliora l’esperienza del cliente attraverso risposte rapide e precise derivate da un repository di informazioni su prodotti, servizi e problemi standard.

Guardando al Futuro: Il Futuro dell’Engagement dei Clienti con l’IA

Il ChatBot Einstein di Salesforce rappresenta un significativo passo avanti nel servizio clienti, combinando l’efficienza dell’IA con la comprensione degli agenti umani. La sua capacità di fornire risposte rapide, gestire efficacemente il tempo e ridurre il carico di casi, mentre continua ad apprendere dalle interazioni, lo rende un bene inestimabile per qualsiasi azienda proiettata verso il futuro.

In Making Science, ci specializziamo nel sfruttare tali tecnologie all’avanguardia per non solo soddisfare le esigenze attuali ma anche anticipare le necessità future.

Il nostro approccio è quello di collaborare con voi per garantire che questi strumenti siano integrati in modo fluido ed efficace, potenziando la vostra azienda nel fornire esperienze eccezionali ai clienti.

Il phishing nel 2024: strategie e difese contro le minacce avanzate

È molto comune sentire la parola phishing nella nostra quotidianità, a volte siamo anche in grado di usarla senza sapere veramente cosa significhi. In questo articolo scopriremo in modo approfondito la tecnica di cyber-attacco più diffusa e pericolosa: il phishing.

 

Esplorando il mondo del phishing

Il phishing è un tipo di cyberattacco progettato per prendere di mira le persone tramite email, messaggi di testo, telefonate o altre forme di comunicazione. Il suo obiettivo principale è ingannare il destinatario nel compiere azioni desiderate dall’attaccante, come rivelare informazioni finanziarie o credenziali di accesso a sistemi aziendali o altre informazioni sensibili.

Come forma di ingegneria sociale, il phishing comporta manipolazione psicologica e inganno, dove gli attori della minaccia si spacciano per entità fidate per indurre gli utenti a compiere azioni specifiche, come cliccare su link dannosi, scaricare e installare file maligni o divulgare informazioni private come numeri di conto bancario o dettagli di carte di credito.

Ciò che distingue il phishing e lo rende particolarmente pericoloso è che il suo successo dipende dall’azione umana. Anche se vengono implementate misure di sicurezza avanzate, un semplice errore dell’utente può compromettere un’intera azienda.

 

L’impatto sull’organizzazione

Gli attacchi di phishing possono avere diverse conseguenze, le più comuni sono:

  • Perdita di dati
  • Compromissione di account e credenziali di accesso
  • Infezioni da ransomware e/o malware
  • Perdite finanziarie e frodi da transazioni bancarie

 

Strategie avanzate di phishing

Come tutte le tecnologie evolvono, così fanno le campagne di phishing. Gli attaccanti imparano dai loro errori e migliorano le loro strategie, rendendole più difficili da identificare. Recentemente, è stata scoperta una nuova strategia che vogliamo affrontare in questo articolo. Essa coinvolge un phishing che imita Meta for Business, usando un sito web di Salesforce come ponte per indirizzare l’utente verso un obiettivo apparentemente sicuro.

 

Inizia con un’email che finge di essere da Meta for Business, informando l’utente di una violazione delle regole della community che coinvolge la cancellazione dell’account (1). Questo tipo di campagna è mirato, poiché si rivolge all’utente per nome. Sebbene il mittente dell’email sia noreply@salesforce.com, che è sospetto, si tratta di un dominio fidato che evita il rilevamento dai filtri convenzionali e genera meno dubbi nell’utente. L’email include un pulsante per inviare un appello.

Se l’utente clicca sul pulsante, viene indirizzato a un sito web ospitato da Salesforce (2), che richiede una verifica dell’identità tramite hCaptcha (3). Una volta completata la verifica, l’utente è lasciato vulnerabile all’attacco (4).

In questo caso, la pagina era ospitata da Salesforce, ma qualsiasi altra piattaforma può agire come ponte. Questo schema è persistente e, nonostante gli sforzi tecnici, molti siti riescono a passare inosservati. Contattando il team di Salesforce, è stato possibile rimuovere la pagina intermedia e bloccare le mail provenienti da Salesforce.

 

Come identificare la minaccia?

Come abbiamo visto, il phishing è un tipo di attacco che si caratterizza per la sua versatilità, quindi non esiste un metodo esatto per identificarlo. Tuttavia, ci sono segni che ci daranno un’immagine più chiara se l’email che abbiamo davanti è legittima o meno:

 

  1. Prestare attenzione al mittente: verificare che il mittente sia coerente con il contenuto dell’email. Nel caso sopra menzionato, l’email fingeva di essere da Meta for Business ma proveniva da un indirizzo Salesforce, un chiaro indicatore che non era legittima.
  2. Esaminare immagini e link: passando il mouse sopra immagini, pulsanti o link, è possibile visualizzare l’indirizzo a cui reindirizzano. È fondamentale verificare che il dominio corrisponda al proprietario del cliente o partner. Piattaforme come VirusTotal possono aiutare a verificare la legittimità dei domini.
  3. Controllare la tipografia e i caratteri speciali: le email legittime seguono standard tipografici specifici. Elementi atipici possono indicare un tentativo di phishing.
  4. Verificare tramite canali regolari: se il mittente sostiene di far parte della propria organizzazione, utilizzare canali di comunicazione regolari per confermare la loro identità. Il caso della frode del CEO è anche un attacco molto comune.

 

Proteggerci nel mondo digitale

In sintesi, il phishing è una minaccia persistente che si adatta continuamente. Consapevolezza, educazione e l’uso di tecnologie di sicurezza sono essenziali per essere protetti. Essere informati e vigili aiuta a costruire un ambiente digitale più sicuro e resiliente contro questa minaccia in crescita.

In un mondo in cui la cybersecurity è cruciale, la prevenzione e l’attenzione ai dettagli sono fondamentali per evitare di cadere nelle trappole del phishing.

 

Digital marketing 2024: tendenze tecnologiche emergenti

Abbiamo da poco salutato il 2023 e ora è il momento perfetto per guardare al futuro, preparandoci a sfruttare le opportunità del nuovo anno. Quali innovazioni e progressi tecnologici ci attendono?

Dai cambiamenti evolutivi a quelli rivoluzionari, è importante considerare attentamente come le nuove tecnologie potrebbero avere un impatto sulla vostra azienda e fornire significativi vantaggi strategici. In quest’ottica, esploriamo le principali tendenze tecnologiche che Gartner prevede avranno un ruolo significativo nel prossimo futuro.

Quali tendenze caratterizzeranno il 2024?

1. Gestione della fiducia, del rischio e della sicurezza da parte dell’intelligenza artificiale (AI TRiSM)

Con l’accelerazione dell’adozione dell’intelligenza artificiale (AI), le organizzazioni sono sempre più alla ricerca di strutture per gestire i rischi associati e garantire uno sviluppo responsabile dell’AI. L’AI Trust, Risk and Security Management (AI TRiSM) sta emergendo come approccio leader, offrendo un quadro completo per la governance, l’affidabilità, la correttezza, l’attendibilità, la solidità, la trasparenza e la protezione dei dati per i modelli di IA.

Questo approccio sta guadagnando terreno grazie alla sua comprovata capacità di migliorare il successo dei progetti di IA, di aumentare l’accuratezza dei modelli e di promuovere la “correttezza” nelle applicazioni guidate dall’Intelligenza Artificiale. Inoltre, sottolinea l’importanza del monitoraggio continuo dei modelli per garantire che l’interpretabilità e le spiegazioni rimangano coerenti durante l’intero ciclo di vita dell’IA. Le organizzazioni che adottano AI TRiSM gettano le basi per implementazioni di IA responsabili e affidabili, in grado di fornire un valore reale.

2. Gestione continua dell’esposizione alle minacce (CTEM)

La sicurezza informatica rimane una delle preoccupazioni principali e le organizzazioni sono alla ricerca di approcci pragmatici per ottimizzare le proprie strategie di riduzione del rischio. La gestione continua dell’esposizione alle minacce (CTEM) emerge come un nuovo approccio che allinea i cicli di valutazione del rischio con i progetti aziendali e i vettori di minaccia, garantendo che gli sforzi per la sicurezza siano sincronizzati con gli obiettivi organizzativi.

Oltre alla tradizionale gestione delle vulnerabilità, il CTEM affronta sia le vulnerabilità patchabili che quelle non patchabili, riconoscendo la necessità di una mitigazione completa del rischio. Per convalidare i controlli di sicurezza e le decisioni sulle priorità, è in grado di simulare attacchi reali per testare la resilienza delle difese. Questo approccio consente alle organizzazioni di affrontare efficacemente le minacce emergenti e di migliorare la propria maturità in materia di sicurezza informatica.

3. Tecnologia sostenibile

Poiché il mondo si trova ad affrontare pressanti problemi ambientali, sociali e di governance (ESG), la tecnologia sostenibile rappresenta un quadro essenziale per le soluzioni digitali che promuovono un cambiamento positivo. Si tratta di tecnologie che proteggono l’ambiente, promuovono i diritti umani e il benessere e di tecnologie di governance che rafforzano le pratiche commerciali etiche.

L’implementazione efficace di una tecnologia sostenibile dipende dalla scelta appropriata di tecnologie in linea con le priorità del settore e le aspettative degli stakeholder. Il cloud computing, l’intelligenza artificiale e altri strumenti innovativi possono svolgere un ruolo trasformativo nel promuovere iniziative di sostenibilità.

4. Self-service guidato dagli sviluppatori: ingegneria della piattaforma

Nella ricerca di una consegna più rapida del software e di una maggiore produttività degli sviluppatori, il Platform Engineering si concentra sulla costruzione e sulla manutenzione di piattaforme interne self-service che funzionano come livelli di astrazione per semplificare i processi di sviluppo e alleggerire il carico degli sviluppatori.

Selezionando strategicamente i componenti, le conoscenze e i servizi della piattaforma con funzionalità riutilizzabili, componibili e configurabili, consente ai team di sviluppare applicazioni in modo indipendente, garantendo al contempo affidabilità e sicurezza.

Questo approccio non solo ottimizza l’esperienza degli sviluppatori, ma accelera anche il time to market delle nuove soluzioni, aumentando il valore per le aziende. Per implementare efficacemente il Platform Engineering, le organizzazioni devono trattare la piattaforma come un prodotto, interagendo attivamente con gli utenti finali per identificare e dare priorità ai loro requisiti. Inoltre, la promozione di una cultura di gestione del prodotto favorisce la comunicazione aperta e la collaborazione tra gli ingegneri della piattaforma e gli utenti finali, facilitando il miglioramento continuo e i cicli di feedback.

5. Sviluppo integrato con l’intelligenza artificiale

Questo approccio sfrutta le tecnologie AI come GenAI e Machine Learning (ML) per aiutare gli ingegneri del software durante l’intero ciclo di vita dello sviluppo. Questi strumenti si integrano perfettamente negli ambienti di sviluppo, aiutando a generare il codice dell’applicazione, a convertire il codice legacy in linguaggi moderni, a facilitare la trasformazione del design in codice e a migliorare i test delle applicazioni.

Automatizzando le attività di routine e fornendo una guida intelligente, lo sviluppo integrato dall’intelligenza artificiale massimizza in modo significativo la produttività degli sviluppatori, consentendo loro di concentrarsi su attività di livello superiore, come la creazione di applicazioni aziendali innovative. Questo non solo snellisce il processo di sviluppo, ma consente anche agli sviluppatori di fornire soluzioni software in modo efficiente, tenendo il passo con le crescenti esigenze di oggi.

6. Piattaforme cloud industriali

Nell’attuale panorama aziendale dinamico, le piattaforme di cloud industriale (ICP) possono rivoluzionare il modo in cui le organizzazioni approcciano l’infrastruttura e le soluzioni IT. Queste piattaforme integrano perfettamente i servizi SaaS (Software as a Service), PaaS (Platform as a Service) e IaaS (Infrastructure as a Service) sottostanti in un’offerta unificata progettata specificamente per i diversi settori. Questo approccio personalizzato affronta le sfide e i requisiti unici di ogni settore, fornendo una soluzione end-to-end che ottimizza le capacità IT e guida il successo aziendale.

Il cuore degli ICP è la componibilità, una caratteristica fondamentale che consente alle organizzazioni di combinare e personalizzare in modo flessibile le funzionalità della piattaforma per allinearsi alle loro esigenze specifiche. Ciò consente alle aziende di adattarsi rapidamente alle tendenze del mercato e all’evoluzione dei requisiti aziendali, favorendo l’innovazione e la resilienza. Inoltre, gli ICP sono progettati tenendo conto dei risultati specifici del settore, assicurando che le caratteristiche e le capacità della piattaforma siano personalizzate per affrontare le priorità critiche di ciascun segmento verticale. Questa attenzione al valore specifico del settore garantisce alle organizzazioni di massimizzare il rendimento del loro investimento nel cloud e di ottenere un maggiore vantaggio competitivo.

7. Applicazioni intelligenti

Le applicazioni intelligenti, dotate di funzionalità AI e di diverse fonti di dati, stanno rivoluzionando le interazioni con gli utenti. Offrono informazioni in tempo reale, esperienze personalizzate e capacità predittive che vanno oltre le funzionalità tradizionali. Analizzando il comportamento degli utenti e le tendenze esterne, queste applicazioni rispondono in modo proattivo alle esigenze degli utenti, migliorando l’esperienza e ottenendo risultati superiori. Questo approccio incentrato sui dati consente di prendere decisioni informate, ottimizzare le operazioni e ottenere vantaggi competitivi.

Questo cambiamento di paradigma nelle interazioni aziendali è guidato dalle applicazioni intelligenti che sfruttano l’intelligenza artificiale e i dati per trasformare l’esperienza dei clienti, semplificare le operazioni e promuovere l’innovazione. Esse posizionano le organizzazioni per crescere nel dinamico panorama digitale.

8. Democratizzazione dell’IA generativa 

La democratizzazione dell’IA generativa (DGAI) sta rivoluzionando il modo in cui le organizzazioni operano e si impegnano con le diverse parti interessate nel regno digitale. Democratizzando la creazione di contenuti, aumenta la produttività attraverso l’automazione, riduce i costi e promuove nuove competenze e opportunità nella forza lavoro. Le sue capacità di personalizzazione dei contenuti migliorano l’esperienza dei clienti, mentre l’accesso unificato ai dati favorisce il processo decisionale e l’efficienza del flusso di lavoro.

Con l’evoluzione della DGAI, il suo impatto promette di trasformare le industrie, snellendo i processi, elevando le interazioni con i clienti e trasformando il modo in cui praticamente tutte le aziende competono, dando potere agli utenti in diversi ruoli.

9. Forza lavoro connessa e aumentata

Mentre il lavoro a distanza persiste, la Augmented Connected Workforce (ACW) integra perfettamente tecnologie intelligenti e analisi per dotare i dipendenti degli strumenti e delle conoscenze essenziali per il successo. Questo approccio combina le competenze umane con le capacità tecnologiche, consentendo un migliore processo decisionale, una maggiore produttività e team più adattabili, meglio preparati a soddisfare le esigenze dell’era digitale.

Oltre all’empowerment individuale, promuove l’agilità organizzativa attraverso la rapida acquisizione di nuove competenze e l’adattamento ai cambiamenti del mercato. Favorisce una forza lavoro più motivata, migliorando la fidelizzazione e riducendo il costo del turnover. Mentre i luoghi di lavoro abbracciano l’automazione e l’IA, prepara i dipendenti a prosperare in questo ambiente intelligente.

10. Le macchine come clienti

Le aziende non serviranno solo clienti umani, ma anche macchine poiché gli attori economici non umani avranno un impatto sui modelli di business. Servire in modo innovativo i clienti algoritmici offre nuove opportunità a chi si adatta per tempo.

Questi attori economici non umani, abilitati dai dispositivi connessi, rappresentano un cambiamento di paradigma nel commercio. Si stima che entro il 2028 ci saranno 15 miliardi di dispositivi connessi, pronti a effettuare transazioni in modo indipendente. Il loro impatto si estende a tutti i settori commerciali, offrendo mercati di consumo più ampi, esperienze personalizzate, operazioni semplificate grazie all’automazione e preziose informazioni sui dati per le ricerche di mercato e lo sviluppo dei prodotti.

Conclusioni

Le opportunità e le sfide presentate da queste tendenze tecnologiche emergenti saranno difficili da abbracciare e capitalizzare appieno. Considerando attentamente le implicazioni strategiche e rimanendo informati sull’evoluzione del panorama, i leader del settore tecnologico possono posizionare le loro organizzazioni in modo da capitalizzare le innovazioni più promettenti, riducendo al contempo i rischi.

Mentre ci muoviamo verso il futuro, ci impegniamo a essere il vostro partner di fiducia, rimanendo all’avanguardia e fornendo valore attraverso un’innovazione responsabile. 

Noi di Making Science siamo pronti a cavalcare l’onda di questi progressi tecnologici, guidandovi nel viaggio dalla strategia all’implementazione.

 

Comprendete le influenze emergenti, preparatevi a cogliere le opportunità e proteggete il successo futuro della vostra organizzazione!

Prepararsi al picco di stagione: check-list per affrontare la frenesia natalizia

La stagione natalizia non è solo un periodo di festività e celebrazioni. Per le aziende equivale ad un incremento delle attività, maggiori richieste dei clienti e concorrenza spietata. Con eventi chiave all’orizzonte come il Black Friday, Cyber Monday e i saldi di Natale, il successo della tua stagione dipende dalla tua preparazione.

In questa guida, curata dal team di Making Science, abbiamo messo insieme vari aspetti per aiutare le aziende a dotarsi di un approccio completo e ben ponderato per affrontare l’alta stagione delle vendite.

1. Scalabilità: le fondamenta del tuo store online

Sappiamo tutti che il tempo è denaro. Secondo Gartner, in base a sondaggi di settore, i tempi di inattività della rete possono costare in media $ 5.600 al minuto. Questa cifra equivale ad una perdita di ben oltre $ 300K all’ora. In altre parole, il tempo è denaro.

L’infrastruttura del tuo ecommerce funge da base per la tua presenza digitale. Un afflusso di clienti può mettere a dura prova la tua infrastruttura, rendendo fondamentale prevedere il traffico e scalare le risorse di conseguenza. Stress-test regolari aiuteranno a identificare e correggere i punti deboli. Questo approccio garantisce che i tuoi sistemi possano gestire un carico maggiore, prevenendo tempi di caricamento lenti, crash o le temute code virtuali, e garantendo che la tua vetrina digitale rimanga sempre attiva e pronta.

2. Monitoraggio dei processi: rendere semplice il checkout!

Non permettere che un carrello che non funziona correttamente o un gateway di pagamento sovraccarico ostacoli le tue vendite. Monitora il processo di acquisto in ogni fase, dalla scoperta del prodotto alla conferma del pagamento, garantendo un’esperienza di acquisto fluida ed efficiente. Con l’aumento del traffico durante la stagione di punta, i tuoi processi di e-commerce, in particolare le soluzioni di pagamento, dovrebbero essere in grado di assorbire i picchi di traffico in modo che le transazioni vengano elaborate senza intoppi.

3. Sicurezza digitale: proteggere la tua azienda e i tuoi clienti

Secondo una ricerca di Bitdefender, oltre la metà (56%) delle e-mail spam del Black Friday ricevute tra il 26 ottobre e il 6 novembre 2022 erano truffe. Inoltre, le piccole imprese del settore retail hanno il 50% in più di probabilità di essere prese di mira dai criminali informatici, con perdite di circa $ 6,9 miliardi dovute a truffe online.

Le minacce principali includono truffe di ingegneria sociale, attacchi di phishing, siti web fraudolenti, transazioni finanziarie non sicure, attacchi ransomware e violazioni dei dati. Alla luce di questi rischi e dell’intensa attività digitale durante il picco di stagione delle vendite, le aziende devono rafforzare i propri canali digitali sottoponendo a revisione la sicurezza del proprio sito Web per proteggere i propri sistemi e i dati dei clienti.

4. Scorte e logistica: soddisfare la domanda in modo efficiente

Gestire l’aumento della domanda richiede una gestione efficiente delle scorte e della logistica. Un prodotto esaurito o una consegna ritardata possono portare a dover deludere le aspettative dei clienti. Tieni d’occhio la disponibilità dei prodotti, pianifica tempi di spedizione e consegna più lunghi e valuta la possibilità di collaborare con fornitori di servizi logistici terzi per gestire l’aumento della domanda.

5. Strategia di marketing proattiva: coinvolgere i tuoi clienti

Distinguiti dai tuoi concorrenti con un’attività di outreach ben pianificata per aumentare significativamente la visibilità del tuo brand e l’engagement dei clienti. Utilizza un mix di canali come e-mail, annunci mirati e social media per raggiungere il tuo pubblico con messaggi di impatto. Massimizza l’impatto del tuo outreach con una strategia crossmediale che mescoli e abbini canali diversi per trasmettere il tuo messaggio al pubblico giusto al momento giusto. La cosa più importante è iniziare a pianificare almeno 4 settimane in anticipo, concedendoti tempo sufficiente per perfezionare i tuoi messaggi.

6. Integrazione dell’AI: migliorare le prestazioni e l’efficienza

L’intelligenza artificiale (AI) è diventata un punto di svolta nello spazio digitale. Dalla creazione di descrizioni SEO all’automazione di processi ripetitivi, le tecnologie AI possono migliorare le prestazioni e l’efficienza della tua azienda. Considera di integrare strumenti basati sull’AI nelle tue operazioni, come Gauss AI, la nostra tecnologia proprietaria che ti consentirà di automatizzare i processi e migliorare le prestazioni degli annunci, raggiungendo i clienti in modo più efficace.

7. Esperienza del cliente: dare priorità alla soddisfazione

Una customer experience positiva va oltre un’interfaccia utente user-friendly e un processo di checkout ottimizzato. Si tratta di fornire un supporto tempestivo ed efficace. L’inserimento di sezioni FAQ e Feedback sul tuo sito può aiutare i clienti a trovare rapidamente informazioni e condividere le loro esperienze. Per fare un ulteriore passo in avanti, considera di implementare chatbot basati sull’AI per garantire che l’assistenza sia sempre a portata di clic.

8. Pianificazione di emergenza: prepararsi agli imprevisti

Nonostante la miglior pianificazione, è sempre possibile che si verifichino degli imprevisti. Disporre di un piano di emergenza aiuta la tua azienda a rispondere rapidamente a potenziali crash del sistema, guasti del gateway di pagamento o picchi di traffico inaspettati, riducendo al minimo le interruzioni e garantendo la soddisfazione dei clienti.

Questa guida costituisce per la tua azienda un’ottima base per prepararsi al picco di vendite delle feste. Ricorda che essere pronti è fondamentale per trasformare queste sfide in opportunità di crescita!

Il momento di iniziare è ora! Come sempre, il team di Making Science è qui per guidarti in ogni step. Rendiamo questa stagione di festa un successo clamoroso insieme!