Corporate AI: Oltre l’iceberg del marketing, verso l’efficienza di sistema

Oggi il mercato vive un paradosso: l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale è ai massimi storici, ma il 35% dei CMO si trova bloccato in quello che definiamo il “purgatorio dell’AI”. Dopo l’effetto “wow” iniziale, molte aziende faticano a calare la tecnologia nella realtà operativa quotidiana, restando in una fase di stallo.
Il problema risiede spesso in un errore di prospettiva. L’AI viene vista principalmente come uno strumento per il marketing, ma il marketing è solo la punta dell’iceberg. La vera sfida (e la vera opportunità) si trova nella struttura sommersa: i processi corporate, i flussi aziendali e l’integrazione di sistema.

Perché l’efficienza non può essere “plug-and-play”

In Making Science crediamo nei modelli personalizzati; disegniamo percorsi. Il valore risiede nel capire dove intervenire, con quali dati e con quali vincoli in questo contesto lo strumento diventa solo abilitante verso l’obiettivo. Per ottenere risultati che oltre alla POC, ed avere quindi soluzioni capaci di reggere in produzione, servono tre fondamenta:

  • Contesto aziendale: Il linguaggio, le procedure e le regole specifiche del vostro business.
  • Dati proprietari: Le informazioni estratte da CRM, ERP, knowledge base e archivi storici.
  • Processo: La definizione di ruoli, approvazioni e KPI chiari.

Senza queste basi, l’efficienza resta locale e la fiducia nel sistema non può scalare.

Dall’AI Generativa all’AI Agentica

Siamo entrati in una nuova era. Se finora l’AI ci ha aiutato a generare contenuti o analizzare dati, oggi stiamo vivendo il passaggio all’AI Agentica. L’AI smette di stare nel perimetro della conversazione ed entra in quello dell’azione: esegue task, apre ticket, genera offerte e aggiorna gestionali.
Questo innalza la responsabilità del sistema. Un’AI che agisce deve essere affidabile, governata e protetta da guardrail chiari e verificabili. Non cerchiamo la “magia”, ma la fiducia operativa: sapere esattamente quando il sistema può rispondere basandosi su fonti citabili e quando, invece, deve attivare un’escalation umana.

 

Il metodo AI Navigator: La bussola consulenziale

Per accompagnare le aziende in questa trasformazione, abbiamo sviluppato il framework Corporate AI Navigator.
Il nostro valore consulenziale si esprime nel trasformare una curiosità tecnologica in una capacità aziendale concreta attraverso 5 step fondamentali:

  • Assessment & Obiettivi: Analizziamo la maturità digitale attuale e allineiamo gli stakeholder su KPI realistici.
  • As-is Process Mapping: Identifichiamo dove si crea attrito e dove la conoscenza è dispersa.
  • Prototype / MVP: Sviluppiamo rapidamente un caso d’uso ad alto impatto (come il supporto tecnico o la sales enablement) per dimostrare il ROI.
  • Rollout con Governance: Portiamo la soluzione in produzione con integrazioni sicure, permessi e audit log.
  • Monitoraggio: Misuriamo adozione e precisione per pianificare i prossimi passi della roadmap.

Un approccio modulare e “Model-Agnostic”

Un pilastro della nostra strategia è la flessibilità: il nostro approccio è model-agnostic. Costruiamo architetture modulari che permettono di cambiare il “motore” AI sottostante (commerciale, open source o locale) in base a costi, latenza e privacy.
Questo protegge l’investimento dell’azienda dall’obsolescenza tecnologica.

L’AI non sostituisce le competenze umane, ma le amplifica. Il nostro compito è liberare le persone dai task ripetitivi per permettere loro di concentrarsi sul valore strategico.

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Social Media e ChatGPT: un’accoppiata vincente

“Ormai il tuo lavoro non serve più”. Questa è sicuramente una frase che ogni social media manager, community manager o copywriter ha dovuto sentire almeno una volta da quando strumenti come ChatGPT e Bard hanno fatto la loro comparsa.

Ma ad essere sinceri, in questi tempi di sperimentazione e novità la chiave è capire che l’AI non è la nostra nemica, ma un’alleata. Come abbiamo già visto nel nostro articolo su Chat GPT e SEO, si deve però fare attenzione: strumenti come ChatGPT e Bard sono potenti ma, come tutto nella vita, bisogna saperli usare, conoscere i loro limiti e i loro benefici.

Per evitare quindi che il tuo brand passi dall’essere curato da una persona reale, dotata di empatia, sentimenti e sensibilità ad essere gestito da un “freddo” robot, ti raccontiamo di più sull’AI e come può aiutarti nelle tue attività di tutti i giorni.

Ad esempio puoi chiedere all’intelligenza artificiale supporto con le attività più meccaniche, come riassumere le informazioni chiave dei tuoi competitor, di articoli o estrarre le informazioni chiave di un testo.

Affinché tutto questo funzioni però, ricordati che i tuoi migliori alleati saranno i prompt! Ovvero? I prompt sono le indicazioni che diamo all’IA affinché svolga le attività di cui abbiamo bisogno nel modo più chiaro e dettagliato possibile.

Ecco i nostri suggerimenti per scrivere prompt efficaci:

 

Fornisci all’intelligenza artificiale un prompt dettagliato

Cerca di “dare in pasto” a Bard o a ChatGPT un prompt molto dettagliato: quanto più fornisci informazioni specifiche all’AI, tanto più precisa sarà la sua risposta. 

Chiedere “Scrivi sul marketing digitale” è diverso rispetto a domandare “Genera esempi di strategie di marketing dei contenuti sui social media”.

Fai attenzione al linguaggio

Sia ChatGPT che Bard conoscono diversi linguaggi, e non parliamo quindi solo di lingue in senso stretto, ma anche di toni di voce. Ciò significa che l’AI ti dà l’opportunità di ottenere output diversi a seconda del tono di voce di cui hai bisogno: da serio e professionale, da divertente a disinvolto. La chiave è sperimentare con gli stili per trovare il risultato che meglio si adatta al brand.

✨ Suggerimento: Per ottenere il tono che vuoi, aggiungi alla fine del tuo prompt “in tono [XXX]” e… sorpresa! Otterrai molto di più di quanto avresti potuto immaginare.

Definisci chiaramente il tuo topic

Rimani aderente all’argomento di cui vuoi parlare dando indicazioni molto precise e dettagliate a ChatGPT o a Bard. Ti potrebbe sembrare di essere ripetitivo, ma è meglio essere puntigliosi e ottenere subito quello che ti serve che ricevere informazioni incomplete. Ad esempio, non chiedere “quali sono gli hashtag che stanno riscuotendo più successo su Instagram“, ma “indicami gli hashtag che stanno funzionando meglio su Instagram nelle pubblicazioni relative al settore dell’istruzione“.

Fai immedesimare ChatGPT in chi vuoi

Fai impersonare all’AI chi vuoi aggiungendo un semplice “Agisci come…” o “Sei un … ” all’inizio di ogni prompt. Già con indicazioni così semplici, stiamo dando a ChatGPT o a Bard tutte le informazioni necessarie per lavorare nel modo migliore e farti ottenere più facilmente quello di cui hai bisogno.

Ad esempio, se chiedi “crea un post per LinkedIn sui modelli educativi in Italia“, non sarà lo stesso di “agisci come un social media manager che lavora nel settore dell’istruzione e che deve creare un contenuto per LinkedIn sui modelli educativi in Italia. Crea un elenco di idee per diverse pubblicazioni con CTA che incoraggiano i commenti“.

Controlla e correggi quello che ha scritto l’AI

Le AI sono ancora in una fase ancora embrionale ed è quindi fondamentale, come parte del processo, rivedere tutto ciò che ti producono sia ChatGPT che Bard. Non è mai superfluo controllare dati e informazioni o addirittura fare un controllo aiutandosi con tool che ci aiutano a evitare casi di plagio, per non avere problemi in futuro. 

E ricorda: sono pur sempre intelligenze artificiali, quindi fare “copia/incolla” non è la mossa giusta. Per questo ti consigliamo di prendere spunti e idee ma poi di farle tue, adattandole al tuo brand e al contesto del tuo mercato.

L’AI è una delle armi più potenti che abbiamo ricevuto negli ultimi anni, ma da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Noi ti abbiamo dato i suggerimenti per integrarla nella tua vita quotidiana, ora sta a te capire come usarla!

Contattaci se vuoi saperne di più su come integrare l’AI nelle tue strategie!

Le ultime tendenze creative annunciate da Adobe per il 2023

Anche quest’anno Adobe Stock, la rinomata azienda di creatività e design, ha stilato le tendenze per il 2023 basandosi sull’analisi di diversi stili creativi, sull’atteggiamento dei consumatori e sui dati provenienti dall’industria globale dei contenuti stock.

L’azienda lancia le sue previsioni annuali con l’intento di anticipare le tendenze che influenzeranno le campagne per tutto il 2023, quindi vale la pena tenere queste previsioni in considerazione quando si tratta di definire lo stile visivo del lavoro futuro. 

Capire il contesto in cui viviamo è fondamentale per sapere come comunicare. Nella sua analisi, Adobe ci ricorda le cicatrici ereditate da una pandemia senza precedenti che ci ha lasciato in dono un clima emotivo molto complesso accompagnato da un contesto politico, economico e ambientale turbolento. Per questo motivo, l’azienda prevede un 2023 caratterizzato dalla richiesta di contenuti che garantiscano e curino la tranquillità, che riescano a trasmettere vicinanza, che ci aiutino a dimenticare i problemi attraverso l‘intrattenimento e che ci ispirino con esperienze autentiche e senza filtri.

Nonostante l’incertezza che ci circonda, concludiamo che i consumatori sono disposti a guidare il cambiamento e ad andare avanti, dando priorità alla salute mentale e a nuovi modi di esplorare la spiritualità. Questi sentimenti si manifestano nella progettazione di contenuti che arrivano carichi di un ricco storytelling visivo.

Quattro grandi tendenze

Adobe Stock evidenzia quattro tendenze principali che influenzeranno la creatività visiva nel 2023.

Onde psichiche

Legate al benessere e alla sperimentazione, rappresentano un’estetica, uno stato d’animo e la ricerca di un significato profondo in tempi di incertezza. Questa risorsa è spesso utilizzata come storytelling, con formati mutevoli, superfici che cambiano colore, paesaggi da sogno immaginari e materiali e texture naturali che risvegliano i sensi e ci trasportano in un’altra realtà più rilassata.

Il reale come radicale

Questa tendenza è una delle più potenti ed è arrivata con forza nei social network, nelle campagne di brand e persino nella creazione di nuove applicazioni come BeReal o Locket. La richiesta di momenti ed esperienze reali è in aumento, opponendosi ai filtri e lottando contro il perfezionismo.

Catturare un momento divertente dietro le quinte attraverso un telefono cellulare, trasmettere lo stile unico di qualcuno con illustrazioni colorate, o un primo piano non ritoccato pieno di emozioni. Questa tendenza va dal ribelle, aggressivo e provocatorio al profondamente vulnerabile.

Animali e influencer

Con l’intento di trasmettere un senso di vicinanza e affetto ai consumatori, un numero sempre maggiore di personaggi virtuali animati, siano essi animali o influencer di fantasia, fa presa sulla TV, sui social media e persino nel branding di alcuni marchi associati al settore del metaverso.

La chiave di questa tendenza sta nell’eccentricità, nell’espressività e nel carisma che possono supportare un’ampia varietà di messaggi per qualsiasi prodotto.

Active Retro

A differenza di altre tendenze effimere, l’ascesa di estetiche che fanno riferimento agli anni ’90 e all’anno 2000 va ben oltre la moda – preparatevi al ritorno della nostalgia. È uno stile grafico che ci dà fiducia nelle forme visive grazie a elementi che vanno da oggetti come cassette e skateboard a colori pastello.

Inoltre, l’attenzione alla tipografia retrò trasmette un senso di divertimento, ricordando gli stili grunge, i giochi arcade e le riviste per ragazzi. Questo stile non è solo per chi ha un senso di nostalgia: la generazione Z ama sperimentare con il passato ed esplorare i look vintage, mentre la generazione più anziana è confortata da un ambiente che evoca comfort e familiarità.

I dati, la tecnologia e la strategia sono indubbiamente fondamentali per qualsiasi strategia, ma sono inutili senza la creatività. Se hai bisogno di aiuto per sviluppare la tua strategia creativa e a veicolarla in tutti i tuoi canali, non esitare a contattarci, saremo lieti di aiutarti! 🚀

Il futuro della pubblicità nel metaverso

L’avvento del Metaverso è probabilmente la più grande sfida tecnologica che l’umanità abbia mai vissuto dopo l’invenzione del computer e, successivamente, di Internet.

“L’aspetto essenziale della tecnologia nel corso della nostra vita è che ci ha dato il potere di esprimerci e di sperimentare il mondo con una ricchezza crescente…Siamo passati dai desktop al web e da lì ai dispositivi mobili. Dal testo alle foto e poi al video… Ma non finisce qui. Il futuro delle piattaforme e dei media sarà ancora più coinvolgente. Un Internet incarnato di cui farete parte, non solo come spettatori. Lo chiamiamo Metaverso” (Mark Zuckerberg, 2021).

Il Metaverso viene presentato come un mondo virtuale parallelo in cui è possibile partecipare a tutti i tipi di esperienze: intrattenimento, eventi e conferenze, viaggi in qualsiasi parte del mondo, commercializzazione di beni e servizi, shopping, tra le altre infinite possibilità.

Dato l’ovvio cambiamento tecnologico generazionale in corso e in arrivo, anche la pubblicità deve adattarsi. Dovrà acclimatarsi all’astrazione che il Metaverso rappresenta per comprendere non solo il nuovo ecosistema, ma anche il modo in cui gli utenti coesistono, si sviluppano ed evolvono al suo interno. Come Zuckerberg ha commentato in alcune occasioni, ogni utente avrebbe un avatar nel cosiddetto Metaverso, attraverso il quale ogni utente si svilupperebbe in questo mondo virtuale. In altre parole, i nostri avatar sarebbero un’estensione di noi stessi in questo mondo virtuale.

Tipi di Metaverso

Oggi non esiste un metaverso decentralizzato in cui si possa entrare liberamente a livello di utente. Questo porta a differenziare due tipi di concezioni di metaverso: metaverso centralizzato e metaverso decentralizzato. 

I metaversi centralizzati sono quelli che già conosciamo, come i giochi Minecraft o Fortnite. In altre parole, il creatore progetta il proprio mondo virtuale – in questo caso, i giochi – e, al suo interno, ha il potere di vendere i propri beni (vestiti, avatar, oggetti da collezione, ecc.). In breve, lo sviluppatore di quel mondo virtuale ne controlla ogni aspetto. Un esempio di questo tipo di metaverso è l’azienda di videogiochi Roblox, che dispone di ambienti virtuali costruiti dai marchi. Uno degli ultimi marchi a creare un proprio ambiente è Nike con il nome di “Nikeland”, dove gli utenti possono immergersi in diversi mini-giochi per i quali ricevono ricompense.

Un Metaverso decentralizzato, invece, è quello in cui i creatori del Metaverso sviluppano e progettano il mondo virtuale in cui gli utenti possono entrare liberamente e ottenere la proprietà dei beni dopo averli acquisiti. Al momento non esiste un Metaverso decentralizzato in quanto tale, ma aziende come Meta, Microsoft o Apple stanno già lavorando a un progetto del genere.

Funzionalità della pubblicità nel Metaverso

Tralasciando tutte le esperienze immersive che i brand possono offrire creando i propri ambienti virtuali per rafforzare i legami con il proprio pubblico (metaversi centralizzati), che ruolo può avere la pubblicità in un metaverso libero e decentralizzato in cui l’utente può accedere a una festa virtuale con utenti di tutto il mondo, o può viaggiare indietro nel tempo e assistere ai discorsi di Napoleone Bonaparte?

L’idea del Metaverso, al momento, è la cosa più vicina al Far West, come commenta l’esperto di Metaverso Dominik Griese, in quanto non c’è un’idea o un progetto chiaro per gettare le basi. Al momento, si tratta di idee e contributi diversi di diverse aziende che si definiscono Metaverse.

Tuttavia, da ogni idea si possono estrarre diversi spunti e, combinando ciò che già sappiamo sui diversi ambienti virtuali esistenti, possiamo commentare i diversi tipi di pubblicità adattati alla nuova realtà virtuale che, secondo Zuckerberg, potrebbe essere una realtà tra cinque o dieci anni:

Ambienti virtuali di marca 

Come abbiamo detto, esistono già diversi mondi virtuali di marchi che hanno aderito a questo nuovo concetto, ma l’idea è che questi ambienti siano accessibili all’interno del Metaverso decentralizzato. Sarebbe la cosa più simile all’accesso a un parco a tema nel mondo fisico reale; sembra di accedere a un mondo diverso al suo interno. Questo genererebbe un legame molto forte con i clienti e un’esperienza di marca unica e differenziante.

Pubblicità in loco

Ovvero, manifesti o cartelloni pubblicitari in luoghi strategici. Questo tipo di pubblicità è già presente in diversi videogiochi. Trattandosi di un mondo virtuale, immaginiamo che la gamma di opzioni di collocamento aumenterà.

Negozi virtuali 

Negozi o spazi in cui interagire con demo virtuali del prodotto fisico stesso. L’esempio più vicino è quello dei negozi di abbigliamento, ai quali gli utenti potrebbero accedere, attraverso il loro avatar, per provare un capo prima di acquistarlo.

NFT

È l’acronimo di Non Fungible Token. In altre parole, è un token chiamato cripto-asset che viene utilizzato come valuta di scambio per poter commerciare nel mondo virtuale. Attualmente questo concetto sta vivendo un vero e proprio boom e si sono già verificate transazioni molto importanti, come l’opera d’arte digitale “Everydays: The First 5000 Days” dell’artista americano Mike Winkelmann, venduta per 69,3 milioni di dollari (dollari digitali). Non è quindi irragionevole pensare che nel mondo virtuale esistano diversi beni digitali che non esistono nel mondo fisico. I marchi potrebbero generare i propri asset virtuali che potrebbero diventare utili agli utenti in quell’ambiente.

Realtà aumentata (marketing esteso)

Ci sono già aziende che collaborano con i marchi per offrire loro esperienze di realtà aumentata. Tuttavia, potremmo vedere questo tipo di marketing nel mondo virtuale. Una realtà aumentata all’interno di una realtà virtuale.

Ci sono molte nuove possibilità di pubblicità e marketing che possono essere presentate ai marchi e, sempre più spesso, crescono le possibilità di misurazione per ottimizzare le percezioni e le esperienze degli utenti. La caratteristica intrinseca di virtualizzazione del Metaverso presuppone l’esistenza di una vastità di dati esistenti e quindi anche la capacità di misurare come gli utenti compiono azioni, movimenti, acquisti o transazioni all’interno del Metaverso.

È ancora presto per definire le metriche che verranno utilizzate nel mondo della pubblicità per misurare il comportamento degli utenti nel mondo virtuale, ma non sarebbe irragionevole pensare di poter disporre di registrazioni di impressioni, visualizzazioni, visualizzazioni, acquisizioni o acquisti e, perché no, di click e lead. Inoltre, potremmo avere nuove metriche come il numero di visite ai negozi virtuali (la cosa più simile al numero di visite o sessioni nei negozi online nel mondo fisico).

In breve, la pubblicità deve tenere conto dell’adattamento che deve fare al nuovo mondo virtuale. Non solo, anche il ruolo giocato dalle emozioni e dalle sensazioni degli utenti, che vengono convogliate dal mondo fisico a quello virtuale, è di grande importanza. In altre parole, ci saranno persone che devono affrontare i problemi quotidiani nel mondo fisico, ma che possono spegnersi e adottare un atteggiamento più rilassato dopo aver indossato gli occhiali per connettersi al Metaverso.

Questo è solo un esempio, ma è possibile che ogni persona abbia percezioni, sensazioni e persino opinioni diverse, a seconda del mondo in cui si trova.

Il metaverso aprirà un mondo nuovo di opportunità per le aziende di raggiungere nuovi pubblici. Se hai bisogno di supporto per la tua strategia di advertising, contattaci!